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Rompiamo il silenzio su Gaza

Abu Andrea

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http://www.arcoiris.tv/box_filmati/hits.php?lid=9145&lang=www http://it.youtube.com/watch?v=lKNYMRhucEs http://edition.cnn.com/video/#/video/world/2009/01/28/hancocks.gaza.hospitals.cnn
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June 28

Missione d'inchiesta ONU

Gaza - Infopal. Una missione d'inchiesta delle Nazione Unite sui crimini commessi a Gaza dalle forze armate israeliane è entrata ieri nella Striscia via Rafah.

Raccoglierà le testimonianze delle vittime dei bombardamenti dell'operazione Piombo Fuso e, tra domenica e lunedì, terrà sessioni pubbliche a Gaza. Altre due sessuioni si svolgeranno il 6 e il 7 luglio a Ginevra.

La delegazione Onu porterà testimoni gazesi e israeliani delle città di confine, in Svizzera, affinché rendano testimonianza delle violazioni subite, poiché Israele si rifiuta di collaborare con la commissione di inchiesta.

Durante le sessioni, che saranno trasmesse in diretta dalle tv e via satellite, verranno raccolte le informazioni sulle vittime della guerra israeliana.

May 03

Carovana della Speranza a Gaza guidata da cittadini disabili

Bruxelles – Infopal. Sarà un gruppo di cittadini "diversamente abili" a guidare la carovana europea “Al-Amal” (Hope, la Speranza) che arriverà nella Striscia di Gaza all’inizio del mese di maggio, per fornire un sostegno alle sofferenze psicologiche e materiali dei palestinesi che vivono l’assedio per il terzo anno consecutivo.

Rami Abdoh, coordinatore della carovana europea, ha confermato che la partecipazione dei diversamente abili è giunta per sottolineare la necessità di aiutare con ogni mezzo gli assediati, e in particolare i nuovi invalidi causati dall’ultima aggressione israeliana. Il convoglio vedrà anche la partecipazione di molti medici, e trasporterà, tra le altre cose, un gran numero di sedie a rotelle elettriche e di attrezzature per non vedenti e non udenti.

Almeno dieci saranno invece le ambulanze, totalmente equipaggiate, che prenderanno parte alla spedizione: sei sono state donate da associazioni danesi, due da organizzazioni svedesi e due giungono dalla Francia.

Abdoh, in una dichiarazione alla stampa, ha confermato che le ambulanze e i camion carichi di materiali sanitari hanno già cominciato ad essere radunati nella città italiana di Milano, per poi essere diretti verso la nave che salperà da Genova alla volta del porto egiziano di Alessandria, e quindi verso la Striscia di Gaza attraverso il valico terrestre di Rafah.

April 10

Boicottaggio

BOICOTTAGGIO
Le aziende di Tel Aviv colpite E la Fiom si schiera

Il 4 febbraio scorso i lavoratori del porto di Durban iscritti al Cosatu - la principale confederazione sindacale nazionale - si sono rifiutati di scaricare le merci trasportate nello scalo sudafricano da una nave israeliana. Pochi giorni dopo l'Hampshire college del Massachusetts lanciava la sua campagna di boicottaggio contro 200 aziende (tra cui Caterpillar, Motorola, General electric, Terex) accusate di fornire materiali e servizi all'esercito di Tel Aviv che da 42 anni occupa la Cisgiordania. Nel 1977 l'Hampshire fu la prima istituzione culturale statunitense a disinvestire dal Sudafrica segregazionista, mentre i portuali di Durban hanno espresso la loro solidarietà ai palestinesi rispolverando la forma di protesta introdotta dai loro compagni scandinavi nel 1963 - quattro anni dopo la nascita del Movimento anti-apartheid - quando incrociarono le braccia per bloccare i carichi provenienti dal regime segregazionista di Pretoria. A questi due casi fortemente simbolici, nelle ultime settimane se ne sono aggiunti decine di altri che hanno dato nuova linfa al movimento di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) contro Israele. Lanciata nel 2005 sotto forma di appello da parte di 170 organizzazioni della società civile palestinese, la campagna Bds si propone di «esercitare una pressione non violenta per portare lo Stato d'Israele a cessare le sue violazioni del diritto internazionale».
Non c'è dubbio che a far guadagnare alla causa l'appoggio di istituzioni che vanno dai sindacati norvegesi ai docenti e impiegati universitari del Quebec, a decine di ong in Gran Bretagna e negli Stati Uniti sia stata la recente offensiva israeliana contro Gaza, col suo lascito di oltre 1.300 palestinesi uccisi in tre settimane di bombardamenti.
E a dare sanzione ufficiale ai successi del movimento Bds ci ha pensato, il 30 marzo scorso, la Confindustria israeliana. «Oltre ai problemi e alle difficoltà derivanti dalla crisi economica globale, il 21% degli esportatori locali lamenta che sta avendo problemi a vendere prodotti israeliani a causa di un boicottaggio anti-israeliano, specialmente da parte della Gran Bretagna e dei paesi scandinavi» ha dichiarato al Jerusalem post Yair Rotloi, il presidente dell'associazione.
Omar Barghouti, promotore della campagna per il boicottaggio accademico e culturale d'Israele (Pacbi), sottolinea il carattere «strutturato e istituzionalizzato raggiunto dal movimento». «Dopo i massacri di Gaza - spiega Barghouti - abbiamo chiesto un cambiamento di mentalità: ognuno lo faccia nelle forme e con i mezzi più idonei alle diverse realtà nazionali, ma aiutateci col boicottaggio, che è l'unico strumento per aiutarci a liberarci dall'oppressione».
Secondo Barghouti «Israele è più vulnerabile di quanto non fosse il Sudafrica segregazionista, perché la sua economia dipende interamente da agricoltura, servizi e produzione bellica».
Proprio alla collaborazione dell'Italia con l'industria degli armamenti di Tel Aviv ha rivolto la sua attenzione la Fiom, il primo sindacato italiano a prendere in considerazione il boicottaggio.
Altre organizzazioni da sempre attive nel sostegno alla causa palestinese come ForumPalestina e International solidarity movement Italia e, più recentemente, la stessa rete Action for peace - di cui la Fiom fa parte - hanno indicato la via maestra del boicottaggio delle merci israeliane (quelle il cui codice a barre inizia con i numeri 729).
Venerdì scorso, dopo che la stampa israeliana aveva riportato l'intenzione di Finmeccanica di stipulare accordi di collaborazione con le principali aziende militari israeliane, rappresentanti dei metalmeccanici della Cgil hanno volantinato fuori alla sede romana di Finmeccanica. «Abbiamo anche incontrato l'azienda e chiesto chiarimenti sui tipi di produzioni, eventuali cooperazioni con aziende israeliane e tecnologie a cui si coopera poi vedremo i delegati e i lavoratori per discutere eventuali iniziative» racconta Alessandra Mecozzi, che di Fiom è la responsabile internazionale. Nell'attesa di eventuali iniziative da organizzare coi lavoratori, Fiom chiede l'immediata sospensione dell'accordo di cooperazione militare tra Italia e Israele entrato in vigore nel 2005.
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April 05

La Giornata della Terra a Gaza

di Marcello Sordo, gaza

30 marzo.

Oggi ho bigiato la mattina di lavoro al Pronto Soccorso di Al Awda Hospital.

L'amico Majed, dirigente dell'Unione dei Giovani Progressisti, mi aveva invitato alla loro manifestazione per il “Land Day”, conosciuta in arabo come “Youm Al-Ard”.

La “Giornata della Terra” è ricordata da tutti i palestinesi in Israele, nei Territori Occupati e in tutti i campi profughi disseminati in Medio Oriente.


Il 30 marzo 1976 ci fu uno sciopero generale nelle città arabe della Galilea, in risposta all'annuncio del Governo israeliano della confisca di migliaia di ettari di terra palestinese. La giornata di manifestazioni pacifiche si concluse con l'intervento di carri armati e costò la vita di sei palestinesi, il ferimento di altri 96 e l'arresto di oltre 300 manifestanti.

Le Autorità Israeliane confiscarono 5.500 ettari di terra e dichiararono tutti i villaggi e le città palestinesi come territori chiusi e soggetti a occupazione militare e coprifuoco. Tutte quelle terre sono oggi occupate da insediamenti israeliani illegali.

Dal 1967 Israele ha confiscato più di 750 mila acri di terra palestinese, la maggior parte della quale per fare spazio a nuove colonie e per costruire strade di accesso alle colonie stesse a solo uso esclusivo dei coloni ebrei, ulteriore fattore di esclusione e di Apartheid. Dal 1948 ben l' 85% delle terre appartenute a palestinesi sono state confiscate, molte delle quali portate via agli oltre 800 mila profughi che allora vennero cacciati.


Majed è in testa alla manifestazione in cordone con gli altri quadri, alcuni dei quali reduci dalle prigioni israeliane. Il corteo che segue è molto colorato anche se mostra una certa disciplina e ordine nella formazione. Due ali del corteo sono formate da colonne di ragazzi armati di scudi di carta, con i colori della bandiera e mossi da frange, alcuni con il disegno della chiave al centro, simbolo del ritorno alle proprie case per gli attuali oltre 4 milioni e mezzo di profughi; in testa un ragazzo con il viso dipinto porta uno scudo rosso, a simbolo del Fronte Popolare di Liberazione. Tutti hanno bande rosse annodate intorno alla fronte, chi al braccio, a esprimere un'attitudine guerriera e fiera, a ricordare una iconografia indiana, di chi lotta per la propria terra e autodeterminazione.

Abbiamo sfilato per il centro di Gaza, oltre l'ospedale Shifa che ha accolto il più alto numero di feriti durante l'ultimo attacco (1180 casi). Siamo passati sotto il Parlamento disintegrato, malgrado l'enorme mole della struttura collassata su se stessa. Sfugge il senso di bombardare il parlamento, improbabile rampa per qassam di latta, da parte di un paese che usa la retorica della democrazia per seminare guerre.

Abbiamo seguito il lungo Corso, accompagnato al centro da giardini fioriti e curati, ricco di alberi e piante, all'ombra dei quali i cittadini sono soliti riunirsi e spendere il proprio tempo libero. Ai lati la varietà dei negozi non fa pensare a una città sotto assedio e la quantità delle merci esposte invita a una più attenta analisi sull'impatto dell'embargo e sull'importanza dei tunnel.

Il Corso, che declina verso il mare, per la struttura e l'animosità ricorda le Ramblas spagnole, che non a caso derivano il proprio nome dall'arabo Raml, ossia “sabbia”, a indicare una strada che ricopre il letto di un fiume.

Passati oltre un grande manifesto con l'immagine dello storico Presidente Arafat, che stranisce per il potere consolidato di Hamas nella Striscia e la conseguente cacciata di Fatah, arriviamo davanti alla Stazione di Polizia di Saraja, rasa al suolo dagli F16 il 27 dicembre con dentro una massa di cadetti mentre venivano addestrati.

Il lungo Corso si chiama Omar Al Makhtar Street, in ricordo del valoroso partigiano, conosciuto anche come il Leone del Deserto, che tra il 1911 e il 1931 combatté contro l'occupazione italiana in Libia. Proseguirebbe verso il quartiere centrale di Saha, colorato suk di Gaza City che ospita un elegante Municipio, ma il corteo si ferma per essere caricato su dei pullman.

Ci si sposta verso la famigerata Linea Verde.


Attraversiamo Ash Shuja'ieh, un popoloso quartiere a est, nel traffico dell'ora di punta. Sempre più a est arriviamo alle ultime case intorno a un grande spiazzo.

Dopo una distesa di campi, resi impraticabili dai cecchini israeliani, c'è Israele, con i suoi alberi,da questo lato estirpati dai tanks.

Il precedente corteo si trasforma in una festa, ragazzi iniziano a correre in cerchio sventolando bandiere rosse, un pulmino, con gli amplificatori montati sul tetto, manda musica di lotta e di patria, i ragazzi con gli scudi di carta prendono posizione, studiano il vento, iniziano a tendere corde dagli scudi che, vibranti, prendono il volo.

Su, nel cielo, danzano le frange, i colori della Palestina, sopra ogni altro aquilone quello rosso, come a mandare un segno di speranza e di estrema libertà, oltre le rappresentazioni nazionali per un bene comune oltre ogni frontiera, oltre ogni razzismo.


Al ritorno vengo assalito dai ragazzi del pullman, la festa prosegue fino alla loro sede, mi chiedo la mail, il telefono, ci facciamo foto abbracciati, mi chiedono cosa si dice in Europa del dramma palestinese, dei crimini contro loro commessi. Domande a cui è sempre difficile rispondere. La follia di questo totale isolamento dal resto del Mondo li mantiene in una perenne tensione verso l'esterno, una vitale tensione frustrata da anni.


Con Majed, suo fratello e altri due amici ci spostiamo verso la spiaggia per andare a mangiare. Con loro Basel, è alto ed elegante, un franco sorriso rivela una persona riflessiva, è tornato da sei mesi, dopo due anni di prigionia in Israele. La giornata è già stata piena di avvenimenti, così ci promettiamo un prossimo appuntamento, in cui mi parlerà della sua esperienza, dalle prigioni israeliane che accolgono oltre 11 mila prigionieri politici.


Sulla spiaggia ci accomodiamo sopra un barcone arenato sulla sabbia fine, un vecchio peschereccio. Mangiamo riso con pollo alle mandorle, una delizia. Un normale pomeriggio al sole di primavera di ragazzi che vivono affacciati sul Mediterraneo.

Ma dal mare arrivano i colpi sordi, sparati contro i pescatori che non possono superare le tre miglia.


Oggi il senso di accerchiamento è completo.


Assediamo l'assedio.


February 09

Abu Mazen oggi in Italia: messaggio chiaro da sostenere

Arriverà lunedi nel pomeriggio a Roma il presidente dell'ANP Abu Mazen impeganto in un giro di consultazioni con i governi europei. Nei giorni scorsi Abu Mazen era intervenuto al Parlamento Europeo. “Territori in cambio di pace”. È stato questo l’appello rivolto dal politico palestinese ai parlamentari europei, augurandosi che venisse colta l’occasione storica di arrivare a un compromesso con Israele sulla base dell’iniziativa di pace promossa dai paesi islamici. “Quando Israele toglierà l'occupazione dai territori palestinesi - ha detto Abbas parlando davanti alla plenaria dell'Europarlamento - 57 paesi islamici saranno pronti a normalizzare le loro relazioni con Israele. E' un'iniziativa storica, non possiamo lasciarcela sfuggire – ha concluso Abbas tra gli applausi dell'aula. Davanti all'Europarlamento poi, il presidente dell'Anp ha ricordato anche il deterioramento della situazione dei Territori occupati. “In Cisgiordania - ha detto - la colonizzazione degli israeliani continua e non si è mai fermata, con gli insediamenti dei coloni che si sono moltiplicati per sette volte dall'epoca degli accordi di Annapolis”, nel novembre 2007. L'aggressione israeliana al popolo palestinese, ha continuato Abu Mazen, “non è che l'ultimo anello di una catena di fatti che mirano a separare la Striscia di Gaza dal resto dei Territori palestinesi”. La priorità dell'Anp, invece, è quella di ricostituire l'unità politica, economica e territoriale dei palestinesi, con un governo di unità nazionale, che negozi "la fine totale dell'occupazione israeliana, la libertà e l'autodeterminazione del popolo palestinese, la creazione di uno Stato indipendente secondo i confini del '66 con Gerusalemme Est capitale". Cammino tutt’altro che breve, viso che secondo il presidente dell'Anp, “non bisogna negoziare più su questioni accessorie, ma concentrarsi sulla questione principale, quella dell'occupazione”. Insomma, "non si tratta solo di ricostruire Gaza, ma di ricostruire il processo di pace fin dal principio”.
January 25

Campagna raccolta fondi per infanzia di Gaza

CAMPAGNA "S.O.S. Palestina"

" Raccolta Nazionale di Fondi per i bambini e le bambine di Gaza".

Promossa dal CIEP- Comitato Internazionale Educazione per la Pace

Davanti alla follia aggressiva di Israele nei territori di Gaza dove muoiono ingiustamente esseri

umani, la cui unica colpa è quella di essere palestinesi, condannati da decenni a vivere in condizioni

disumane e a non avere uno Stato, così come voluto dal proprio popolo e dalla comunità

internazionale, le nostre coscienze si ribellano e danno vita alla Campagna Nazionale “S.O.S.

Palestina” per sensibilizzare i cittadini italiani e promuovere una raccolta di fondi per i bambini e le

bambine di Gaza.

Nonostante gli appelli dei movimenti contro la guerra, l’intervento dell’esercito israeliano è

avvenuto come da tempo pianificato. L’aggressione militare si sta trasformando in un vero e proprio

genocidio della popolazione di Gaza, e come sempre il prezzo più alto è pagato dai bambini e dalle

bambine che muoiono a causa dei bombardamenti o impazziscono per il terrore.

Al tal fine istituiamo un Comitato di Garanti il cui compito è quello di promuovere la raccolta dei

fondi (conto corrente postale, banchetti, cene di solidarietà, incontri, ecc.) e di gestire la fase

operativa per l’invio degli stessi a idonee strutture umanitarie presenti nei territori di Gaza.

Comitato dei Garanti

Angelo Baracca (Prof di fisica nucleare, Università di Firenze) Maria Jose Caldes Pinilla ( Medico,

Osservatorio Italiano sulla Salute Globale) Paola Canarutto (Internista , Ospedale San Giovanni

Bosco di Torino) Hilarion Capucci (Arcivescovo Emerito di Gerusalemme in esilio) Sergio Cararo

(Forum Palestina) Massimo De Santi (Fisico, Pres. Comitato Internazionale di Educazione per la

Pace) Manlio Dinucci (Giornalista e Geografo) Ada Donno (Pres. Donne del Mediterraneo,

Sezione Italiana)

Elzir Ezzidin (Responsabile Culturale Comunità Palestinese di Toscana) Giorgio

Forti

(Prof. Emerito alla Facoltà di Scienze, Università di Milano) Mariano Mingarelli

(Associazione di Amicizia Italo-Palestinese)

Giorgio Parisi (Prof di fisica, UniRoma1) Roberto

Passini

(Avvocato, Comitato Difesa Costituzione) Antonia Sani (Pres. Wilpf Italia, Lega

Internazionale Donne per la Pace e la Libertà).

Con l’appoggio di Alex Zanotelli

I CONTRIBUTI SI INVIANO SUL CONTO BANCARIO

DELL’ASSOCIAZIONE DI AMICIZIA ITALO-PALESTINESE ONLUS

CAUSALE: “EMERGENZA BAMBINI GAZA”

CONTO CORRENTE BANCARIO

MONTE DEI PASCHI DI SIENA AGENZIA N.3 FIRENZE

CODICE IBAN : IT65X0103002803OOOOO1807989

I CONTRIBUTI SONO DETRAIBILI DALLA DICHIARAZIONE DEI REDDITI

Per informazioni o contatt

i: Massimo De Santi, e-mail:maxcosmico@alice.it , Cell. 338.1337573

Mariano Mingarelli, e-mail: mariano.mingarelli@tiscali.it, Cell. 340.5090916

January 16

Dura condanna di MSF

NOTA PER LA STAMPA DI MEDICI SENZA FRONTIERE

Guerra a Gaza: popolazione e soccorritori prigionieri di una trappola mortale

Dichiarazione della dottoressa Marie-Pierre Alliè
Presidente della sezione francese di Medici Senza Frontiere

“Dobbiamo tornare al bombardamento di Grozny, capitale della Cecenia, da parte dell’esercito russo nel dicembre 1999 per trovare un tasso di mortalità così alto in un così breve lasso di tempo: almeno 260 morti a Grozny in cinque giorni, tra il 2 e il 7 dicembre 1999”




Gerusalemme, 16 gennaio 2009

Sono venuta a Gerusalemme per mantenere un contatto permanente con il team di Medici Senza Frontiere (MSF), che ora si trova a Gaza a causa dei gravi avvenimenti che stanno sconvolgendo la città. Il nostro team internazionale è arrivato a Gaza il 31 dicembre per supportare il team palestinese di MSF nel fornire assistenza medica alle vittime del conflitto. Mentre i combattimenti infuriano a Gaza City e colpiscono in maniera indiscriminata strutture civili e addirittura ospedali, aumenta la preoccupazione per la sicurezza delle nostre squadre di soccorso.Nelle ultime tre settimane l’offensiva israeliana nella striscia di Gaza avrebbe causato la morte di oltre mille palestinesi e il ferimento di molte migliaia di persone. Oltre il 30% dei morti dall’inizio delle incursioni terrestri sarebbe costituito da bambini e ragazzi al di sotto dei 16 anni. Il bilancio, diffuso dalle autorità sanitarie palestinesi, non è stato smentito dal governo israeliano.

Da parte israeliana, secondo l’esercito, sono stati uccisi 4 civili e dieci soldati Al di là di qualsiasi speculazione su quella che dovrebbe essere una “risposta proporzionata”, il rapporto di uno a cento tra le perdite sui due fronti segna l’immensa sproporzione che caratterizza questa guerra.

Nella storia di Medici Senza Frontiere, che da quasi quarant’anni interviene in situazioni di conflitto armato, si fatica a ricordare una tale ecatombe di civili in un lasso di tempo così breve. A Mogadiscio, in Somalia, nel Kivu Orientale, in Congo, in Sri Lanka e nemmeno nel Darfur, nessuna di queste guerre ha provocato così tanti morti in un periodo così ridotto. Dobbiamo tornare al bombardamento di Grozny, capitale della Cecenia, da parte dell’esercito russo nel dicembre 1999 per trovare un tasso di mortalità così alto in un così breve lasso di tempo: almeno 260 morti a Grozny in cinque giorni, tra il 2 e il 7 dicembre 1999.

Quando abbiamo ricevuto il premio Nobel per la pace, a Oslo, il 10 dicembre 1999, abbiamo lanciato un appello a Boris Eltsin perché ci desse l’autorizzazione per accedere ai feriti e soprattutto perché ponesse fine agli attacchi indiscriminati. Invano. Gli appelli delle Nazioni Unite e della Croce Rossa Internazionale non hanno sortito un effetto diverso a Gaza. L’attacco israeliano nella striscia è stato condotto con lo stesso cinismo e lo stesso disprezzo per i civili che i team di MSF hanno affrontato nelle guerre degli ultimi  anni. Il bilancio è aggravato dal fatto che gli attacchi israeliani hanno colpito una popolazione che vive in cattività e che non può fuggire per mettersi in salvo. Il team di MSF lavora a fianco dei palestinesi negli ospedali sovraffollati dai feriti, ma molti di essi non possono ricevere le cure di cui avrebbero bisogno perché non riescono a raggiungere gli ospedali a causa dei bombardamenti, che non risparmiano nemmeno le ambulanze, gli ospedali né il personale sanitario.
 
La tregua quotidiana di tre ore al giorno introdotta lo scorso 7 gennaio, relativa alla sola Gaza city, si è rivelata del tutto insufficiente per organizzare l’evacuazione e il primo soccorso di tutti i  feriti. In effetti, nelle periferie, i bombardamenti sono proseguiti in maniera incessante senza lasciare alcuna possibilità di fornire assistenza medica. Oggi la tregua dura dalle 12 alle 15. Nello stesso momento, però, la lotta infuria anche in alcune zone di Gaza city e uno dei suoi  ospedali,  Al-Qods, è stato bombardato. In questo contesto è necessario che le autorità israeliane pongano fine alla loro offensiva o che almeno trasformino radicalmente i loro metodi di combattimento affinché si riesca a raggiungere, portare in salvo e curare tutti i feriti. Oltre ai feriti, però, è l’intera popolazione di Gaza a soffrire e a vivere nel terrore, privata di ogni possibilità di fuga.

Finora le condizioni minime previste dalle Convenzioni di Ginevra non sono state soddisfatte. E’ evidente che, contrariamente a quanto afferma il governo israeliano, il modo di fare la guerra oggi a Gaza non rispetta le regole del diritto internazionale umanitario in caso di conflitto armato. Lasciar credere il contrario significa rafforzare la violenza con la menzogna.

Dottoressa Marie-Pierre Alliè, presidente della sezione francese di Medici Senza Frontiere.




January 15

Comunicato MSF

Gaza, accesso impossibile per il personale medico

MSF chiede a Israele e a Hamas di fornire le garanzie per permettere alle equipe mediche di entrare nella Striscia di Gaza e portare soccorso alla popolazione civile intrappolata



Gaza / Gerusalemme / Roma, 14 gennaio 2009 – Nonostante le dichiarazioni delle autorità israeliane, la sicurezza nella Striscia di Gaza è deteriorata e dei seri ostacoli impediscono l’assistenza internazionale umanitaria per sostenere il lavoro dei servizi medici d’urgenza palestinesi che devono fare fronte a migliaia di feriti. Medici Senza Frontiere (MSF) chiede alle parti in conflitto di permettere al personale medico di entrare e operare in sicurezza all’interno della Striscia di Gaza per raggiungere i civili intrappolati.

Gli spari e i bombardamenti da parte dell’esercito israeliano nella Striscia di Gaza non consentono l’arrivo o la partenza delle equipe di MSF, nonostante le autorizzazioni fornite dalle autorità israeliane.

La tregua quotidiana di tre ore annunciata da Israele non è pienamente rispettata. E poiché la tregua riguarda solo la città di Gaza, non è possibile per gli operatori umanitari utilizzare in maniera sicura il valico di Erez nel nord della Striscia di Gaza, il solo punto di passaggio autorizzato dalle autorità israeliane per i movimenti delle persone. MSF non ha ottenuto l’autorizzazione per utilizzare il valico di Kerem Shalom, utilizzato per il passaggio delle merci attraverso la frontiera. MSF denuncia questo blocco e la scelta impossibile a cui è costretta: esporre le proprie equipe mediche al pericolo senza nessuna alternativa possibile.

MSF chiede che Israele autorizzi l’ingresso dei propri operatori umanitari attraverso valichi alternativi all’interno della Striscia di Gaza, come il valico di Kerem Shalom. Questa è una condizione indispensabile per fornire assistenza adeguata alla popolazione di Gaza.

“Le persone che vivono nella Striscia di Gaza non possono scappare e sono intrappolate dalla violenza”, afferma Franck Joncret, capo missione di MSF nei Territori Palestinesi. “È assolutamente necessario che gli aiuti esterni possano raggiungerli. Ma fino a oggi i rischi che devono affrontare le organizzazioni di soccorso, sia internazionali che palestinesi, sono troppo elevati, impedendo di fatto la possibilità di portare assistenza. Israele e Hamas devono assumersi le proprie responsabilità e facilitare il lavoro delle organizzazioni umanitarie”.

Mentre i servizi d’urgenza degli ospedali di Gaza si trovano a fronteggiare una carenza di chirurghi, un’equipe chirurgica di cinque persone di MSF è rimasta bloccata per una settimana a Gerusalemme. L’ospedale di Shifa ha chiesto e sta aspettando un aiuto in personale medico e materiale da parte di MSF da due settimane.

“Siamo in contatto regolare con gli ospedali a Gaza”, dichiara Cucile Barbou, coordinatore medico di MSF nella Striscia di Gaza. “I loro reparti d’urgenza e di terapia intensiva sono oberati per il flusso di malati e feriti, specialmente durante la notte. I reparti di chirurgia lavorano notte e giorno. A volte è necessario effettuare due interventi chirurgici simultaneamente nella stessa sala operatoria. Il personale degli ospedali è allo stremo”.

Dall’inizio delle operazioni militari israeliane il 27 dicembre, è molto difficile fornire aiuti d’emergenza. La clinica di MSF a Gaza City rimane aperta ma è estremamente pericoloso per le persone muoversi e in pochi riescono a raggiungere le strutture mediche. Una parte del personale palestinese di MSF è equipaggiata con kit d’emergenza e sono in grado di curare i pazienti in casa nei quartieri dove risiedono. Hanno curato oltre 270 persone nelle ultime due settimane. MSF ha inoltre distribuito farmaci e materiale medico nelle strutture sanitarie di Gaza per colmare l’esaurimento delle scorte.

Un cargo con 21 tonnellate di materiale medico d’emergenza è inoltre in arrivo. Il cargo contiene farmaci, materiale medico e chirurgico e materiale logistico, inclusa una clinica mobile con due sale operatorie e una sala di terapia intensiva da 10 posti. Ma resta indispensabile permette a personale medico supplementare di entrare all’interno della Striscia di Gaza.

È imperativo che le parti in conflitto rispettino gli operatori umanitari e garantiscano il loro ingresso e la loro incolumità nella Striscia di Gaza.

MSF lavora nella Striscia di Gaza dal 1989. In questo momento tre operatori internazionali e 70 operatori palestinesi, 35 dei quali personale medico, sono al lavoro all’interno della Striscia di Gaza.
January 09

Comunicato Pax Christi

FERMATEVI SUBITO, FERMIAMOCI TUTTI!

comunicato stampa

"Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento, è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice". P. Manauel Musallam, parroco a Gaza, 27 dicembre 2008

Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano adiacente.

A voi, capi politici e militari israeliani,

chiediamo di considerare che insieme ai ‘miliziani’ di Hamas state colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi. Non potete non averlo calcolato. Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare chirurgicamente. Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo, senza corrente elettrica, senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga. Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne, bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere, essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane. Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace: “Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d'Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra”.

FERMATEVI SUBITO!

A voi, capi di Hamas,

chiediamo di considerare che i vostri razzi artigianali lanciati verso le cittadine israeliane poste sul confine, sono strumenti ulteriori di distruzione e, per fortuna raramente, di morte, e creano inutilmente paura e tensione tra i civili. Sono una assurda e folle reazione all'oppressione subita, che si presta come alibi per un’aggressione illegale. Se foste più potenti, capi di Hamas, vorreste forse raggiungere i livelli di distruzione dei vostri nemici? E non essendolo, a che scopo creare panico, odio e desiderio di vendetta nei civili israeliani che vivono a fianco alla vostra terra? Quali strategie di desolazione, disumane e inefficaci, state perseguendo?

FERMATEVI SUBITO!

E noi donne e uomini che apparteniamo alla ‘società civile’,

FERMIAMOCI TUTTI!

Sostiamo almeno un minuto accanto a tutti i civili che soffrono. Alle centinaia di ammazzati palestinesi, che per noi non avranno mai nome e volto, come alle due vittime israeliane. Alle centinaia di feriti palestinesi e ai fortunatamente pochi feriti israeliani. A chi ha perso la casa. A chi non può curarsi.

E poi, tutti insieme, alziamo la voce: non è questa la strada che porterà Israele a vivere in pace e sicurezza. Non è questa la strada che porterà i palestinesi a vivere con dignità in uno Stato senza più occupazione militare, libero e sovrano.

I media italiani in questi giorni hanno purtroppo mascherato una folle e premeditata aggressione -e soprattutto l'insopportabile contesto di un assedio da parte di Israele che per mesi ha ridotto alla fame un milione e mezzo di persone- scegliendo accuratamente alcuni termini ed evitandone altri.

La maggior parte dei quotidiani e telegiornali  ha affermato che “è stato Hamas a rompere la tregua”. Invece il 19 dicembre è semplicemente scaduta una tregua della durata concordata di sei mesi. L'accordo comprendeva: Il cessate-il-fuoco, la sua estensione nel giro di qualche mese alla Cisgiordania e la fine del blocco di Gaza. Questi impegni non sono stati rispettati da Israele (25 palestinesi uccisi solo dalla firma dell'accordo) e quindi Hamas non l'ha rinnovato. Ancor più precisamente, già ai primi di novembre, Israele aveva rotto la tregua con una serie di attacchi a Gaza uccidendo altri 6 palestinesi.

Aiutiamoci allora a valutare criticamente le analisi spesso falsate dei media per dare maggior forza ad altre voci diventate grida: Solo poche ore fa, proprio a Gaza, il Patriarca di Gerusalemme celebrava la Messa di Natale riprendendo il suo Messaggio natalizio:“Siamo stanchi. La pace è un diritto per tutti. Siamo in apprensione per l'ingiusta chiusura imposta a Gaza e a centinaia di migliaia di innocenti. Siamo riconoscenti a tutti gli uomini di buona volontà che non risparmiano sforzi per spezzare questo blocco.”

La strada intrapresa invece, lastricata di sangue e macerie, condurrà la gente qualsiasi al macello. E i suoi capi alla sconfitta. In primo luogo alla sconfitta umana.

 

Pax Christi Italia 

 

January 04

Olocausto a Gaza. Intervento di Medici Senza Frontiere

Tre operatori internazionali di Medici Senza Frontiere (MSF) hanno potuto raggiungere i team locali all'interno della Striscia di Gaza. Una volta entrati, mercoledì, hanno constatato la tensione e le enormi difficoltà per operare a Gaza  a causa delle continue incursioni aeree e dei bombardamenti che rendono molto complicato qualsiasi movimento sia per i pazienti che per medici e infermieri.

 

"L'intensità dei bombardamenti sulla Striscia di Gaza  - spiega Cecile Barbou, coordinatrice medica di MSF - frena i movimenti in tutta l'area. I pazienti hanno paura di recarsi all'ospedale per le visite mediche e anche per essere sottoposti alle terapie post-operatorie. Anche il personale medico ha paura di muoversi nel territorio. Nel frattempo continuano a circolare voci su un imminente attacco via terra da parte delle forze israeliane".

 

Mentre durante i primi giorni di bombardamento su Gaza gli ospedali erano sovraffollati dall'afflusso di feriti, ora le strutture sanitarie sono in grado di fronteggiare il numero di pazienti che ricevono ogni giorno . "All'inizio c'era molta confusione - dice Franck Joncret, capo missione di MSF - dovuta al massiccio e improvviso sopraggiungere di feriti. Poi poco a poco il lavoro è stato riorganizzato e ora i medici palestinesi riescono a sistemare i feriti che arrivano".

 

Dal 30 dicembre   MSF tenta di riaprire la sua clinica pediatrica a Beit Lahia, nel nord della Striscia di Gaza, dove le visite effettuate hanno permesso di alleggerire la pressione sull'ospedale di Kamel Edwan. Il primo di gennaio i bombardamenti nella zona hanno costretto MSF a sospendere il proprio lavoro due ore dopo aver cominciato. Nel frattempo a Gaza City solo pochi pazienti hanno potuto recarsi alla clinica di MSF per le visite. Oggi, 2 gennaio, entrambe le cliniche di MSF sono vuote poichè i pazienti non riescono a spostarsi a causa della totale insicurezza.

 

Per fronteggiare questa situazione, MSF sta modificando la sua strategia di soccorso. Il nostro personale medico ha cominciato a visitare i pazienti nei propri quartieri. "Sedici operatori locali di MSF, sia medici che infermieri, hanno portato a casa medicine e altri materiali sanitari  - spiega Jessica Pourraz, coordinatrice di MSF a Gaza - in questo modo riescono a occuparsi dei pazienti che sono malati e anche dei feriti direttamente nei loro quartieri."

December 28

Terrore a Gaza.Le bugie della stampa

206 morti e 750 feriti: questo è il bilancio attuale degli attacchi aerei israeliani in corso contro la Striscia di Gaza.

Ore 19. Continuano gli attacchi aerei israeliani. Il primo, avvenuto in contemporanea contro circa 30 "obiettivi" palestinesi, ha provocato quasi 200 morti e circa 340 feriti. Fonti ospedaliere spiegano che la maggior parte dei cadaveri e dei feriti è giunta a pezzi. Molti sono ancora sotto le macerie degli edifici abbattuti.

Tra gli obiettivi del "terrorismo" palestinese, come ha raccontato la propaganda mediatica israeliana, ripresa acriticamente dai nostri mezzi di informazione, c'è anche il reparto infantile di un ospedale di Gaza. Dunque, è stata una strage dei bambini. Gli obitori traboccano di salme e gli ospedali non sanno più dove e come curare i feriti.

I tg italiani e la fine della libera informazione: un giornalista di punta, della tv pubblica, comodamente seduto nel suo studio, a Gerusalemme, ha "raccontato" la guerra di Israele contro Gaza. Neanche la briga di "essere sul posto". Nulla. Le notizie, era ben chiaro, arrivavano da media e esercito israeliani. Il giornalista ha parlato di "basi di Hamas distrutte" quando invece si tratta della sede della polizia del ministero degli Interni, che oggi ospitava un corso di addestramento per nuove, giovani, reclute delle forze dell'ordine. Dunque, non c'erano resistenti o combattenti vari, ma ragazzini disoccupati che si erano arruolati in polizia, come fanno molti italiani nel nostro sud economicamente depresso.

Il corrispondente ha parlato di 150 miliziani uccisi e di qualche civile: si tratta, invece, di poliziotti, di bambini che uscivano da scuola e di altre persone prese alla sprovvista dai 30 e oltre attacchi aerei simultanei contro la Striscia.

Ha parlato di "risposta" ai lanci di razzetti Qassam dalla Striscia contro Israele, ma, contraddicendosi, forse senza neanche rendersi conto, ha affermato che il piano di attacco israeliano era in gestazione da mesi...Dalla tregua, dunque, rispettata da Hamas ma quotidianamente violata dalle forze di occupazione. Va ricordato, infatti, che la ripresa del lancio di missiletti artigianali è coincisa con la strage condotta a novembre dall'esercito israeliano. Non prima. Sostenere, come ha riportato il giornalista, che il piano di attacco era in studio da mesi implica necessariamente il fatto che Israele, nonostante la tregua, volesse trovare la scusa per bombardare Gaza e distruggere Hamas.

 (da Infopal)

December 26

Rischio di nuova incursione nella Striscia- Le bugie della stampa

Ecco ciò che i nostri tg e giornali non scrivono mai: in una settimana, le forze di occupazione-invasione israeliane hanno condotto 25 incursioni contro la Cisgiordania - dove, a giustificazione di tali crimini, non ci sono lanci di razzi della resistenza. Quando, solo successivamente, colpevolmente e stupidamente,riprendono i lanci di razzi come reazione alle incursioni e all'accentuazione dell'embargo dopo la fine della tregua di Hamas, dato il rifiuto israeliano di riapertura della Striscia e ripresa delle trattative di pace a partire dalla proposta saudita, la stampa altera i fatti descrivendo i  lanci come la causa della annunciata incursione di Tzahal (esercito israeliano) nella Striscia.

La denuncia viene dal PCHR, che sottolinea come gli attacchi israeliani sono diventati "giornalieri", senza per questo attirare l'attenzione dell'opinione pubblica internazionale e dei mezzi di informazione, invece molto sensibili a ogni missile artigianale e generalmente innocuo, lanciato dalla Striscia di Gaza su territorio israeliano.

Nell'ultima settimana, inoltre, 18 palestinesi - tra cui 4 minori - sono stati sequestrati dalle forze israeliane, per un totale di 2329 prigionieri rinchiusi dall'inizio dell'anno nelle prigioni di Israele. (da Infopal)

December 08

Dall'ONU invito a boicottare Israele

Dall'ONU invito a boicottare Israele

IL prEsidentE deLl’AssembleA gEnErale deLl’ONU INVITA AL boICOTTAGGIO dEL rEgime israEliANO DELL’APARTHEID… MA IN ITALIA NON SI DEVE SAPERE.

 

“Sono stupefatto che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri”.

 

L’Assemblea generale dell’ONU ha esaminato il 24 e 25 novembre 2008 il rapporto del Segretario generale sulla situazione in Palestina.

Il Presidente dell’Assemblea, Miguel d’Escoto Brockmann (Nicaragua), ha fatto di questo dibattito una questione di principio. Aprendo la seduta, ha dichiarato: « Io invito la comunità internazionale ad alzare la sua voce contro la punizione collettiva della popolazione di Gaza, una politica che non possiamo tollerare. Noi esigiamo la fine delle violazioni di massa dei Diritti dell’uomo e facciamo appello ad Israele, la Potenza occupante, affinché lasci entrare immediatamente gli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Questa mattina ho parlato dell’apartheid e di come il comportamento della polizia israeliana nei Territori palestinesi occupati sembri così simile a quello dell’apartheid, ad un’epoca passata, un continente più lontano. Io credo che sia importante che noi, all’ONU, impieghiamo questo termine. Non dobbiamo avere paura di chiamare le cose con il loro nome. Dopotutto, sono le Nazioni Unite che hanno elaborato la Convenzione internazionale contro il crimine dell’apartheid, esplicitando al mondo intero che tali pratiche di discriminazione istituzionale devono essere bandite ogni volta che siano praticate.
Abbiamo ascoltato oggi un rappresentante della società civile sudafricana. Sappiamo che in tutto il mondo organizzazioni della società civile lavorano per difendere i diritti dei Palestinesi e tentano di proteggere la popolazione palestinese che noi, Nazioni Unite, non siamo riusciti a proteggere. Più di 20 anni fa noi, le Nazioni Unite, abbiamo raccolto il testimone della società civile quando abbiamo convenuto che le sanzioni erano necessarie per esercitare una pressione non violenta sul Sud Africa. Oggi, forse, noi, le Nazioni Unite, dobbiamo considerare di seguire l’esempio di una nuova generazione della società civile chef a appello per una analoga campagna di boicottaggio, di disinvestimento e di sanzioni per fare pressione su Israele. Ho assistito a numerose riunioni sui Diritti del popolo palestinese.  Sono stupefatto che si continui ad insistere sulla pazienza mentre i nostri fratelli e le nostre sorelle palestinesi sono crocifissi. La pazienza è una virtù nella quale io credo. Ma non c’è alcuna virtù nell’essere pazienti con la sofferenza degli altri. Noi dobbiamo agire con tutto il nostro cuore per mettere fine alle sofferenze del popolo palestinese (…) Tengo ugualmente a ricordare ai miei fratelli e sorelle israeliani che, anche se hanno lo scudo protettore degli Stati Uniti al Consiglio di Sicurezza, nessun atto di intimidazione cambierà la Risoluzione 181, adottata 61 anni fa, che invita alla creazione di due Stati. Vergognosamente, oggi non c’è uno Stato palestinese che noi possiamo celebrare e questa prospettiva appare più lontana che mai. Qualunque siano le spiegazioni, questo fatto centrale porta derisione all’ONU e nuoce gravemente alla sua immagine ed al suo prestigio. Come possiamo continuare così?».

L’ambasciatore Miguel d’Escoto Brockmann è un sacerdote cattolico, teologo della liberazione e membro del Comitato politico del Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN). Personalità morale riconosciuta, è stato eletto per acclamazione, il 4 giugno 2008, Presidente dell’Assemblea Generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite.

November 19

Pacifista italiano arrestato.Ennesima condanna ONU

Sono stati rilasciati questa notte i 15 pescatori palestinesi rapiti ieri mattina dai militari israeliani nelle acque gazesi. I tre pacifisti - tra cui l'italiano Vittorio Arrigoni -, che si trovavano sulle stesse imbarcazioni attaccate dalla Marina israeliana, sono ancora in mano ai loro sequestratori: ieri sera sono stati trasferiti dal Ben Gurion Airport a Ramle. Anche le barche palestistinesi sono ancora in stato di sequestro.

Ricordiamo che le forze israeliane hanno compiuto un'azione illegale, aggredendo e imprigionando - in realtà, si è tratta di un vero e proprio rapimento, in quanto le imbarcazioni si trovavano in acque gazesi - 15 pescatori palestinesi e 3 attivisti internazionali.

Il Commissario Onu per i Diritti umani ha chiesto a Israele di porre fine "immediatamente" all'assedio di Gaza, definendolo "una violazione del diritto umanitario internazionale".

L'organizzazione internazionale Oxfam, da parte sua, ha espresso preoccupazione per il deteriorarsi della situazione umanitaria nella Striscia.

 

November 11

Desmond Tutu: Gaza, il nuovo Apartheid

Desmond Tutu, arcivescovo della Chiesa Anglicana, Premio Nobel per la Pace 1984 per la sua lotta insieme a Mandela contro l'Apartheid in Sudafrica, ha appena presentato il rapporto sul bombardamento israeliano su Beit Hanoun  che causò 19 vittime civili (disponibili cronache e foto nell'archivio di questo blog)su mandato delle Nazioni Unite.In un'intervista all'Unità dichiara: " Ciò che ho visto a Gaza va oltre l'umana comprensione. Gaza non può essere sepolta nel silenzio complice della comunità internazionale.Ciò che ho visto mi ricorda molto quello che accadeva a noi neri in Sudafrica durante l'Apartheid. Gaza ha bisogno di aiuti e attenzione da parte del mondo, in particolare da quanti credono e si battono per la pace. L'Occidente si sente in colpa e penitente per la sua terribile connivenza con l'Olocausto. l'Occidente è pentito ma fa fare penitenza ai palestinesi. Io spero solo che il cittadino comune in Occidente si svegli e dica 'ci rifiutiamo di avere parte in ciò' ".

Il Free Gaza Movement incontra Haniyah

Gaza - Infopal. Sabato, il premier della Striscia di Gaza, Ismail Haniyah, ha dichiarato che il suo governo è disponibile ad accettare uno stato palestinese entro i confini del 1967. 
 
Lo ha affermato davanti alla delegazione dei parlamentari europei giunti a bordo di Dignity, del Free Gaza movement, in visita in questi giorni.

Haniyah ha ripetuto la dichiarazione su richiesta di Clare Short, ex membro del gabinetto dello scorso premier britannico Tony Blair, sottolineando che il suo governo aveva accettato, e accetterebbe tuttora, uno stato palestinese entro i confini del '67 e proposto una tregua a lungo termine - riconoscendo, de facto, Israele -, a patto che quest'ultimo riconosca a sua volta i diritti nazionali palestinesi.

La 'buona volontà' di Hamas, tuttavia, non ha incontrato e non incontra analoghe buone intenzioni da parte di Israele, che, avvalendosi della potente propaganda e di apparati mediatici tra i migliori al mondo, continua a far credere che la "pace" non sia possibile in quanto "non ci sono gli interlocutori giusti". In realtà, Israele non ha mai dismesso il progetto del "Grande Israele" e dell'occupazione di tutta la Palestina storica: prova ne sono i tanti nuovi insediamenti in Cisgiordania, la costruzione del Muro di Annessione, ecc. Allo stato ebraico non interessa realmente essere riconosciuto entro i confini del '67, poiché il suo piano è di ampliarli al massimo, annettendo più terra possibile.

La delegazione di parlamentari, giornalisti, medici e attivisti organizzata dal Free Gaza e dalla Campagna Europea per rompere l'Assedio, e guidata da lord Nazir Ahmed, membro della Casa dei Lord britannica, è stata ricevuta ufficialmente sia dal Consiglio Legislativo palestinese sia dal governo Hamas. Si tratta di un evento "storico", poiché le altre delegazioni politiche (Parlamento europeo), che spesso raggiungono la Striscia di Gaza, non hanno mai fatto visita ai leader eletti del popolo palestinese, limitandosi a incontrare gruppi della società civile, delle organizzazioni umanitarie e politiche non legate al governo. Mentre, al contrario, in Cisgiordania vengono effettuate visite ufficiali al governo non eletto di Ramallah.

Ahmed ha chiesto a Haniyah delle relazioni tra Hamas e l'Iran: "I nostri legami con l'Iran - ha risposto il premier - sono uguali agli altri stati musulmani. Può un popolo assediato che aspetta con ansia che una nave arrivi dal mare buttare nell'oceano gli Ebrei? Il nostro conflitto non è con gli Ebrei, ma con l'occupazione". 
 

November 01

NOBEL PACE CORRIGAN, A GAZA E' PUNIZIONE COLLETTIVA

NOBEL PACE CORRIGAN, A GAZA E' PUNIZIONE COLLETTIVA

"Non c'e' nulla di piu' illegale ed immorale della punizione collettiva che viene applicata contro la popolazione palestinese ogni giorno ed in maniera indiscriminata dalle autorita' dello Stato di Israele". Lo afferma a Gaza all'agenzia missionaria cattolica Misna, Mairead Corrigan Maguire, premio Nobel per la pace nel 1976. Corrigan definisce la striscia di Gaza "una prigione dove un milione e mezzo di persone vivono e muoiono in condizioni umanitarie estreme, dove la maggioranza dei bambini e' malnutrita, dove non c'e' abbastanza, a partire dai medicinali e dai generi alimentari". Il premio Nobel per la pace sottolinea che "a Gaza c'e' uno sfacelo causato dall'assedio: non ci sono pezzi di ricambio per i macchinari, non ci sono medicine, la corrente elettriva va e viene, la manutenzione delle strutture e' impossibile. La verita' e' che qui la gente muore nell'indifferenza della comunita' internazionale e con la piena responsabilita' di Israele". Per Corrigan "Hamas aveva vinto regolari elezioni. Piu' che aver preso con la forza il potere a Gaza, bisognerebbe dire che e' stata defraudata del legittimo potere che il popolo palestinese le aveva affidato su tutti i territori. Cio' nonostante i palestinesi stanno lavorando per ricreare l'antica unione". "Passeggiando per le strade della citta' - conclude Corrigan - ho incontrato tanti ragazzi. Una, in particolare, mi ha colpito: chiedendomi di portarla via con me. Mi ha detto che chi nasce qui sa gia' che non avra' un lavoro, non avra' mezzi per sostentarsi, non avra' una vita degna di essere vissuta. Chi nasce qui nasce gia' condannato e, a parer mio, non esiste e non e' mai esistito qualcosa del genere nella storia dell'umanita'".
(31 ottobre 2008)

www.misna.org

Aggressione ai pacifisti, coinvolta anche Luisa Morgantini

Ieri, a Bil'in, nei pressi di Ramallah, 7 manifestanti - tra cui due pacifisti francesi - sono rimasti feriti dai soldati israeliani che hanno sparato contro il pacifico corteo settimanale di protesta contro il Muro di Annessione e gli insediamenti ebraici illegali.

Testimoni oculari hanno raccontato che 5 palestinesi - tra cui il corrispondente del canale satellitare al-Arabiyya, Eyad Burnat -, e 2 internazionali sono stati feriti dalle truppe di occupazione, che hanno sparato contro il corteo proiettili, lacrimogeni e granate.

Tra i partecipanti alla manifestazione nonviolenta c'erano la vice-presidente del Parlamanto Europeo, Luisa Morgantini, e l'europarlamentare inglese Chris Davies. Entrambi sono stati picchiati dai soldati. (da Infopal)

October 15

Riapertura transitoria valico di Rafah

Oggi,13-10, le autorità egiziane hanno autorizzato la momentanea riapertura del valico di Rafah, che collega la Striscia di Gaza con l'Egitto, per permettere l'ingresso di 86 tra pellegrini musulmani di ritorno da Mecca e malati.

Lo ha annunciato il portavoce del ministro degli Interni del governo Hamas, Ehab Al-Ghussein, che ha aggiunto che per i circa 3.500 gazesi che hanno richiesto di uscire dalla Striscia non sono stati ancora accordati permessi. Tra questi, ci sono 700 studenti iscritti in università straniere e 450 malati in cerca di cure al di fuori dell'area assediata.
September 28

Rifiutiamo di servire l'esercito di occupazione israeliano

Un gruppo di diplomati delle suole superiori israeliane rifiutano di essere coscritti dell'esercito israeliano, denunciando la violazione sistematica dei diritti umani nei territori occupati. Tre di coloro che hanno firmato il documento sono stati arrestati, così come i tanti così detti "Refusenik", soldati israeliani che si rifiutano di prestare servizio nei territori occupati palestines o ai check-point che vessano la popolazione palestinese. Nel loro manifesto gli studenti esprimono il rifiuto inderogabile a servire un esercito di occupazione, denunciano la politica di separazione, controllo, oppressione e uccisioni attuate dall'esercito che non portano alla pace voluta e rappresentano contaddizioni insanabili per una società che pretende di essere democratica. Si denuncia il furto sistematico di terra palestinese, la violazione di ogni diritto internazionale e ci si oppone alla trasformazione dei villaggi palestinesi in ghatti. Invece di sostenere le parti civili che riconoscono i valori del dialogo e della convivenza, questa politica militare spinge sempre più gente in un'excalation di violenza
August 24

Rotto l'assedio via mare dalle barche dei pacifisti

Partite giovedi da Cipro, le due piccole imbarcazioni Free Gaza e Liberty, con a bordo il gruppo di pacifisti internazionale, multiconfessionali, che da due anni organizzavano la dimostrazione, sabato sera alle 18 sono arrivate sulla spiaggia di Gaza, nonostante i tentativi di boicottaggio israeliani (bloccate le informazioni satellitari sulla rotta) e minacce della marina che ha sparato sulle barche palestinesi del comitato di accoglienza di amministratori, giornalisti e semplici cittadini. I pacifisti hanno portato con sè medicinali difficili da reperire a causa del blocco israeliano e passeranno dieci giorni in visita per testimoniare della reale situazione a Gaza. Tenteranno infine di tornare a Cipro, che dista 305 km in linea d'aria, portando con sè dei palestinesi bisognosi di cure all'estero negate dal divieto di uscita dai confini di gaza anche se con regolari indicazioni mediche anche di associazioni mediche israeliane. Anche un pacifista italiano a bordo, Vittorio Arrigoni.
Per dettagli e video dell'evento: www.freegaza.org
Abu Andrea
August 11

Tributo a Mahmoud Darwish

Un tributo a Mahmoud Darwish, il grande poeta palestinese scomparso due giorni fa, con una sua poesia che esprime il dolore e il bisogno di un intero popolo.
 
PASSAPORTO (Jawàz as sàfar)
 
"Non mi hanno riconosciuto nelle ombre
che succhiano via il colore dal mio passaporto
e secondo loro la mia la mia ferita era esposta
come per un turista che ama collezionare fotografie.
Non mi hanno riconosciuto, oh... non lasciate
la mia mano senza sole,
perché gli alberi mi riconoscano...
tutti i canti della pioggia mi riconoscano...
Non lasciatemi pallido come la luna.

Tutti gli uccelli che hanno seguito la mia mano
fino alla porta dell'aeroporto lontano,
tutti i campi di grano,
tutte le prigioni,
tutte le tombe bianche,
tutte le frontiere di filo spinato...
tutti i fazzoletti che si agitano
tutti gli occhi neri...
tutti gli occhi
erano con me, ma loro
li hanno cancellati dal mio passaporto.

Spogliato del mio nome e identità?
in una terra che ho nutrito con le mie mani?
Oggi Giobbe ha gridato riempiendo il cielo:
Non fate ancora una volta di me un esempio!
Signori! Profeti!
Non chiedete agli alberi i loro nomi...
Non chiedete alle vallate della loro madre...
Sulla mia fronte risplende la spada di luce
Dalle mie mani sorge l'acqua di fiume.
Tutti i cuori del popolo sono la mia identità,
toglietemi allora il passaporto!"
 
 
 
 
August 05

Sale il numero dei malati deceduti a causa del blocco

Gaza - Infopal. Oggi, il Comitato Popolare contro l’assedio sulla Striscia di Gaza ha reso nota la morte di due donne palestinesi malate.Si tratta di Suad Mohammad Hammuda Abed Rabbo, di 53 anni, malata di cancro. Le autorità di occupazione le hanno impedito di lasciare Gaza per recarsi all'estero per le cure mediche. Hammuda risiedeva a Beit Hanoun, nel nord della Striscia. Era madre di 11 figli.E di Anaam Hasan ash-Sharfa, 60 anni, residente nella città di Gaza, malata di cancro al pancreas. Anche a lei è stato impedito di partire per l’estero per ricevere le cure mediche necessarie. Sale così a 227 il numero dei malati deceduti dalla chiusura dei confini della Striscia e impossibilitati aveder garantito il loro diritto alle cure.

 

 

 

June 12

Appello a MSF

Il ministero della sanità nella Striscia di Gaza ha lanciato l'allarme sull'incremento del numero di malati deceduti o a rischio di morte a causa dell'assedio e ha rivolto un appello all'Associazione "Medici senza Frontiere" e ad altre organizzazioni internazionali affinché intervengano per porre fine alla catastrofe umanitaria.

In un comunicato stampa, il ministero denuncia la drammatica situazione sanitaria a Gaza e la minaccia di morte che incombe su oltre un migliaio di malati, a cui l'embargo e la chiusura dei valichi impediscono l'accesso a cure mediche adeguate, e ha definito l'assedio un "massacro organizzato con lo scopo di annullare un milione e mezzo di cittadini".

Il ministero rende noto che 16 pazienti palestinesi sono morti durante questi primi giorni di giugno, a causa della mancanza di medicine e del divieto di recarsi all'estero per le cure. Il totale dei malati deceduti fino a oggi è salito a 187, tra cui molti bambini.

Le vittime taciute, le tregue a parole

Questa sera, fonti ospedaliere palestinesi hanno reso noto che un attacco dell'artiglieria israeliana contro un gruppo di cittadini nel villaggio di al-Qarara, a est di Khan Younes, nel sud della Striscia di Gaza, ha ucciso un giovane, Yasir Abu Halib, di 26 anni, e ha ferito altre 3 persone.

Da questa mattina sono 4 le vittime dei bombardamenti israeliani contro la Striscia di Gaza, e 6 i feriti: 

Bombardamento israeliano contro Khan Ypunes: morta una bambina, diversi feriti, i soldati sparano su ambulanze.

Bombardamento aereo israeliano a Jabalya: un morto e diversi feriti.

Tra i feriti c'è anche un bimbo di tre anni Wa'ed Fayyad, colpito da frammenti di missile. E' grave.

Tra un bombardamento e l'altro, sembra che Israele abbia accettato l'offerta di tregua, mediata dall'Egitto, con le fazioni della resistenza palestinese: i media occidentali non riportano nulla di tale schizofrenia e incoerenza. Ogni singola vittima, statisticamente esattamente 10 volte meno frequenti e numerose, di un attentato di estremisti o resistenti palestinesi viene puntualmente stigmatizzato dalla stampa occidentale, le vittime di Gaza hanno diritto ad essere citate solo di fronte a massacro imponente in un colpo solo, lo stillicidio quotidiano, la prigionia e la fame, l'emergenza sanitaria gravissima denunciata solo dalle ONG e dallo stesso Ministero palestinese, sono in secondo piano: Sempre

Abu Andrea