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August 24

Rotto l'assedio via mare dalle barche dei pacifisti

Partite giovedi da Cipro, le due piccole imbarcazioni Free Gaza e Liberty, con a bordo il gruppo di pacifisti internazionale, multiconfessionali, che da due anni organizzavano la dimostrazione, sabato sera alle 18 sono arrivate sulla spiaggia di Gaza, nonostante i tentativi di boicottaggio israeliani (bloccate le informazioni satellitari sulla rotta) e minacce della marina che ha sparato sulle barche palestinesi del comitato di accoglienza di amministratori, giornalisti e semplici cittadini. I pacifisti hanno portato con sè medicinali difficili da reperire a causa del blocco israeliano e passeranno dieci giorni in visita per testimoniare della reale situazione a Gaza. Tenteranno infine di tornare a Cipro, che dista 305 km in linea d'aria, portando con sè dei palestinesi bisognosi di cure all'estero negate dal divieto di uscita dai confini di gaza anche se con regolari indicazioni mediche anche di associazioni mediche israeliane. Anche un pacifista italiano a bordo, Vittorio Arrigoni.
Per dettagli e video dell'evento: www.freegaza.org
Abu Andrea
August 11

Tributo a Mahmoud Darwish

Un tributo a Mahmoud Darwish, il grande poeta palestinese scomparso due giorni fa, con una sua poesia che esprime il dolore e il bisogno di un intero popolo.
 
PASSAPORTO (Jawàz as sàfar)
 
"Non mi hanno riconosciuto nelle ombre
che succhiano via il colore dal mio passaporto
e secondo loro la mia la mia ferita era esposta
come per un turista che ama collezionare fotografie.
Non mi hanno riconosciuto, oh... non lasciate
la mia mano senza sole,
perché gli alberi mi riconoscano...
tutti i canti della pioggia mi riconoscano...
Non lasciatemi pallido come la luna.

Tutti gli uccelli che hanno seguito la mia mano
fino alla porta dell'aeroporto lontano,
tutti i campi di grano,
tutte le prigioni,
tutte le tombe bianche,
tutte le frontiere di filo spinato...
tutti i fazzoletti che si agitano
tutti gli occhi neri...
tutti gli occhi
erano con me, ma loro
li hanno cancellati dal mio passaporto.

Spogliato del mio nome e identità?
in una terra che ho nutrito con le mie mani?
Oggi Giobbe ha gridato riempiendo il cielo:
Non fate ancora una volta di me un esempio!
Signori! Profeti!
Non chiedete agli alberi i loro nomi...
Non chiedete alle vallate della loro madre...
Sulla mia fronte risplende la spada di luce
Dalle mie mani sorge l'acqua di fiume.
Tutti i cuori del popolo sono la mia identità,
toglietemi allora il passaporto!"
 
 
 
 
August 05

Sale il numero dei malati deceduti a causa del blocco

Gaza - Infopal. Oggi, il Comitato Popolare contro l’assedio sulla Striscia di Gaza ha reso nota la morte di due donne palestinesi malate.Si tratta di Suad Mohammad Hammuda Abed Rabbo, di 53 anni, malata di cancro. Le autorità di occupazione le hanno impedito di lasciare Gaza per recarsi all'estero per le cure mediche. Hammuda risiedeva a Beit Hanoun, nel nord della Striscia. Era madre di 11 figli.E di Anaam Hasan ash-Sharfa, 60 anni, residente nella città di Gaza, malata di cancro al pancreas. Anche a lei è stato impedito di partire per l’estero per ricevere le cure mediche necessarie. Sale così a 227 il numero dei malati deceduti dalla chiusura dei confini della Striscia e impossibilitati aveder garantito il loro diritto alle cure.

 

 

 

June 12

Appello a MSF

Il ministero della sanità nella Striscia di Gaza ha lanciato l'allarme sull'incremento del numero di malati deceduti o a rischio di morte a causa dell'assedio e ha rivolto un appello all'Associazione "Medici senza Frontiere" e ad altre organizzazioni internazionali affinché intervengano per porre fine alla catastrofe umanitaria.

In un comunicato stampa, il ministero denuncia la drammatica situazione sanitaria a Gaza e la minaccia di morte che incombe su oltre un migliaio di malati, a cui l'embargo e la chiusura dei valichi impediscono l'accesso a cure mediche adeguate, e ha definito l'assedio un "massacro organizzato con lo scopo di annullare un milione e mezzo di cittadini".

Il ministero rende noto che 16 pazienti palestinesi sono morti durante questi primi giorni di giugno, a causa della mancanza di medicine e del divieto di recarsi all'estero per le cure. Il totale dei malati deceduti fino a oggi è salito a 187, tra cui molti bambini.

Le vittime taciute, le tregue a parole

Questa sera, fonti ospedaliere palestinesi hanno reso noto che un attacco dell'artiglieria israeliana contro un gruppo di cittadini nel villaggio di al-Qarara, a est di Khan Younes, nel sud della Striscia di Gaza, ha ucciso un giovane, Yasir Abu Halib, di 26 anni, e ha ferito altre 3 persone.

Da questa mattina sono 4 le vittime dei bombardamenti israeliani contro la Striscia di Gaza, e 6 i feriti: 

Bombardamento israeliano contro Khan Ypunes: morta una bambina, diversi feriti, i soldati sparano su ambulanze.

Bombardamento aereo israeliano a Jabalya: un morto e diversi feriti.

Tra i feriti c'è anche un bimbo di tre anni Wa'ed Fayyad, colpito da frammenti di missile. E' grave.

Tra un bombardamento e l'altro, sembra che Israele abbia accettato l'offerta di tregua, mediata dall'Egitto, con le fazioni della resistenza palestinese: i media occidentali non riportano nulla di tale schizofrenia e incoerenza. Ogni singola vittima, statisticamente esattamente 10 volte meno frequenti e numerose, di un attentato di estremisti o resistenti palestinesi viene puntualmente stigmatizzato dalla stampa occidentale, le vittime di Gaza hanno diritto ad essere citate solo di fronte a massacro imponente in un colpo solo, lo stillicidio quotidiano, la prigionia e la fame, l'emergenza sanitaria gravissima denunciata solo dalle ONG e dallo stesso Ministero palestinese, sono in secondo piano: Sempre

Abu Andrea

June 08

Ancora vittime innocenti

Bambina palestinese fatta a pezzi da missile israeliano.

Gaza - Infopal. Oggi pomeriggio, una bambina è stata uccisa e sua madre ferita a seguito di un bombardamento aereo israeliano contro il villaggio di Khuza'a, a est di Khan Younes, nel sud della Striscia di Gaza. La piccola, Aya Hamdan An-Najjar, aveva 8 anni.

Testimoni oculari hanno raccontato a Infopal che la bambina è stata trovata a pezzi a causa dei frammenti del missile che si è abbattuto sulla sua casa. Sua madre è rimasta gravemente ferita alla testa ed è stata trasportata all'ospedale An-Naser di Khan Younes.

May 18

Di fronte all'oscenità delle celebrazioni

DI FRONTE ALL'OSCENITA' DELLE CELEBRAZIONI PER IL 60° DALLA NASCITA DELLO STATO DI ISRAELE CHE CORRISPONDE ALLA NAKBA PALESTINESE,CON BUSH PADRINO, NEL SENSO PIU' SICILIANO DEL TERMINE, NESSUN COMMENTO GIORNALISTICO O STORIOGRAFICO HA SENSO, FORSE SOLO LA POESIA  HA SIGNIFICATO VERO. E' DI AHARON SHABTAI, ISRAELIANO, LIBERO:
 
PER FAVORE
 
Se il ricordo di noi vi è caro
per favore, per favore,
laciatelo stare per uno,
per dieci, per vent'anni,
che riposi un pò nell'oblio
e che si copra con il velo
pulito del mutismo.
Persino i pesci d'acquario
hanno bisogno di acqua fresca,
e voi ci avete tastato
già fin troppo.
Vi prego, per qualche tempo
tenete lontano da noi
il fiato delle vostre parole.
Chiacchiere nazionaliste
non sono accette di buon grado
sulla soglia del cielo.
Perchè il cielo è aperto e generoso
con ogni essere umano,
e ufficiali, e rabbini
e alte cariche
non hanno alcun diritto su di noi.
Allora state zitti e fateci ascoltare dall'alto
anche il dolore del beduino,
il pianto della lavoratrice filippina,
cosa dice l'indiano,
l'affamato in Bolivia,
cosa si canta sulle rive del Tigri.
Se avete imparato qualcosa
osservando i mucchi di occhiali,
per favore, prendete in considerazione gli occhi
di un bambino di nove anni.
E non andate in pellegrinaggio ai reticolati di filo spinato
dentro i quali siamo stati sterminati.
Perchè una recinzione
destinata agli uomini,
come l'esperienza insegna,
è una malattia che si può contrarre.
April 27

MSF denuncia

Embargo a Gaza, MSF costretta a ridurre le proprie attività di soccorso medico

MSF denuncia le conseguenze dell’embargo sugli aiuti umanitari medici

25/04/2008

Le attività di soccorso medico di Medici Senza Frontiere (MSF) nella striscia di Gaza sono gravemente ostacolate dalla penuria di carburante. Dalla scorsa settimana, il gasolio e la benzina non sono più disponibili sul mercato. Le equipe di MSF sono state costrette a limitare le visite ai soli malati più gravi, ovvero un quinto dei pazienti dei programmi di cure post-operatorie. Questa settimana, solamente la metà dei pazienti di MSF ha potuto recarsi nelle strutture sanitarie dell’organizzazione. Novanta persone in lista d’attesa non possono ancora ricevere le cure. “L’arresto delle nostre attività può provocare, per la totalità dei nostri pazienti, un grave peggioramento del loro stato di salute generale”, spiega Duncan McLean, capo missione di MSF. “In questo momento, MSF funziona grazie a uno stock d’urgenza e ha un’autonomia non superiore a 10 giorni di carburante. Senza una ripresa degli approvvigionamenti, la situazione può diventare rapidamente drammatica”, continua Duncan.

Lo stato generale delle altre strutture sanitarie di Gaza è altrettanto preoccupante. Il personale sanitario ha difficoltà a muoversi e in alcuni ospedali il tasso di assenza raggiunge il 40%. I malati affrontano le stesse difficoltà. Le ambulanze devono anch’esse limitare i loro interventi unicamente ai casi d’urgenza. Gli ospedali dispongono solamente di uno stock limitato per fare funzionare i loro generatori.

Questa penuria è in gran parte dovuta al restringersi dell’embargo a ottobre 2007 e poi ancora a gennaio 2008, quando gli ingressi di carburante nella striscia di Gaza sono stati progressivamente ridotti. All’inizio di aprile, un attacco dei militanti palestinesi contro il principale deposito di carburante di Gaza e uno sciopero generale dei distributori hanno ulteriormente limitato l’approvvigionamento.

MSF giudica inaccettabile che gli aiuti medico-umanitari e il sistema di salute generale debbano soffrire per questa situazione. Dal 2006, MSF denuncia le conseguenze mediche ed economiche di questo embargo. A più riprese, MSF ha espresso la sua preoccupazione sulle ripercussioni di questo blocco su una popolazione già molto provata da anni di conflitto. Da due anni a questa parte, il sistema sanitario a Gaza continua a essere indebolito da un insieme di fattori politici (doppio conflitto israelo-palestinese e intra-palestinese, separazioni all’interno del Ministero della Salute) ed economici.

MSF è presente nella striscia di Gaza dal 1991, e fornisce cure post-operatorie, pediatriche e di psicologiche.

April 20

Chi sostiene il popolo palestinese colpito anche all'estero

Chi sostiene il popolo di Palestina, vessato e aggredito da una tra le tirannie peggiori della Storia, è a rischio. Dovunque si trovi...

 

Stanotte è stata trovata la salma di Riadh el-Solh, il fondatore del
Palestinian Child Welfare Foundation - una fondazione negli USA, dedicata
all'assistenza di minori con handicap in Palestina, alle cure mediche,
l'assistenza paramedica ed alla riabilitazione.

Due giorni dopo che l'artiglieria israeliana aveva buttato giù diversi
reparti dell'unico ospedale nella Striscia di Gaza abilitato alla
riabilitazione, si è trovata la salma del presidente di una delle maggiori
fonti di finanziamento ai minori handicapati in Palestina, Riadh el-Solh. In
un primo momento, la polizia ha parlato di presunto suicidio, ma nessuno si
suicida avvolgendosi completamente con nastro autoadesivo per pacchi, per poi
lanciarsi in un lago. Si tratta di un assassinio. Riadh al-Solh, insegnante
presso un liceo di Austin, Texas, non era rientrato a casa lunedì. Stanotte
(ora italiana) una donna, passeggiando al Lago Lady Bird di Texas, ha visto
galleggiare il suo corpo. Era avvolto in nastro autoadesivo. Mentre la
famiglia era ancora sotto chock, la polizia è entrata in casa e ha portato
via CD ed altro materiale dallo studio di Riadh al-Solh.

Riadh al-Solh proviene da uno dei campi profughi in Libano. Ha dedicato
tutta la sua vita all'assistenza e alla riabilitazione di ragazzi profughi
handicappati, che senza questo aiuto non avrebbero alcuna possibilità di
sviluppare le loro capacità di lavorare e condurre una vita normale. Ad
esempio i ciechi ed i sordomuti: l'UNRWA non copre le loro particolari
esigenze per cui, senza l'aiuto di fondazioni come quella di Riadh al-Solh,
questi ragazzi rimarebbero analfabeti.

April 05

Giornata del Bambino Palestinese

Comunicato stampa a cura del dott. Loay Shehadeh, direttore del dipartimento di relazioni pubbliche dell'Ufficio palestinese di Statistiche.

In occasione della Giornata del Bambino palestinese, che cade oggi, Shehadeh ha pubblicato il rapporto annuale “I Bambini della Palestina – Questioni e Censimento 2008”. 

La società palestinese è una società giovane: in base al censimento del 2007, il numero dei minori era di 1.900.000, su una popolazione di 3.791.463 cittadini residenti in Cisgiordania e Striscia di Gaza. Nel sondaggio emerge che la crescita della popolazione minorile (sotto i 15 anni) è del 45%, mentre diminuisce la percentuale di anziani. L’età media palestinese nel 2007 era di 73 anni per le donne e 72 anni per gli uomini.

I dati riferiscono che la famiglia palestinese viene formata presto: le ragazze si sposano a 19 anni e i maschi a 25 anni.  

La scuola

I dati dell’anno scolastico 2007-2008 indicano che il numero degli studenti, maschi e femmine, nei territori palestinesi occupati ammonta a 1.103.801 - le femmine sono il 50%.

Nel periodo 1994/95-2007/08 si è registrata una crescita del 78,6% nel numero di studenti, dovuta all'aumento demografico: nella Striscia di Gaza ha raggiunto il 90,1%, invece in Cisgiordania il 56,5%.

Povertà

I dati del 2006 spiegano che il 63,6% del totale delle famiglie povere con almeno un figlio si trova in Cisgiordania, mentre il 36,4% nella Striscia di Gaza. E' prevista una crescita della fascia di povertà tra i bambini a causa delle dure condizioni economiche che attraversano la società palestinese.

La percentuale dei minori che lavorano è del 4,6% del totale: 6,5% in Cisgiordania e 1,7% nella Striscia di Gaza. 

Parto in ospedale

I dati dell’anno 2006 rivelano che il 96,6% delle nascite, nei territori palestinesi occupati, sono avvenute nei centri medici; il restante 3,4%, in casa o ai check-point. In Cisgiordania questa situazione raggiunge il 4,8%.

Il 18% delle vittime delle aggressioni israeliane sono bambini

Dall'inizio dell’Intifada di al-Aqsa (settembre 2000) e fino al 29 febbraio del 2008, il numero dei morti è di 5264. Tra questi, 929 (384 in Cisgiordania, 573 nella Striscia di Gaza, 2 in Israele) sono minori di 18 anni, cioè, il 18,2% del totale delle vittime.

Il ministero per gli Affari dei Detenuti riferisce anche che le autorità di occupazione israeliane continuano a tenere in prigione 344 minorenni (maschi e femmine), sottoposti, come gli adulti, a torture e abusi.

Loay Shehadeh

Director of Public Relations Department

The Palestinian Central Bureau of Statistics

P. O. Box 1647, Ramallah

E-Mail: loays@pcbs.gov.ps

E-Mail: loay23@hotmail.com

Web Site: www.pcbs.gov.ps

April 01

Ennesima opportunità di dialogo

Ieri sera, durante un incontro popolare nella moschea dell’Imam ash-Shafi'i, nel quartiere az-Zaitun, a Gaza, Mahmoud az-Zahar, parlamentare palestinese e dirigente di spicco di Hamas, ha parlato dell’esistenza di "una disponibilità europea a collaborare con l’islam e con il movimento di Hamas".

"Vogliamo costruire rapporti equilibrati con l’Occidente - ha spiegato -. Se ci aggrediscono, non staremo zitti, ma se ci rispettano faremo altrettanto. I maggiori Stati europei hanno incontrato dirigenti di Hamas. Sono rimasti fuori la Germania e qualche paese che vive sotto il dominio americano e israeliano".

Az-Zahar, nello stesso tempo, ha attaccato fortemente il legame tra l’Autorità Nazionale di Ramallah e gli Stati Uniti: "Il rapporto dell'America con Ramallah è quello di un padrone con lo schiavo: lo dimostra la conferenza dello Yemen, subito dopo la firma, al-Ahmad (delegato di Fatah, ndr) ha annunciato il proprio rifiuto, mentre Abu Marzuq (delegato di Hamas, ndr) la propria accettazione. Ma ciò che ha costretto Ramallah a rinunciare all’accordo sono le minacce di Olmert di tagliare tutti i contatti con il presidente Abbas se avesse avviato negoziati con Hamas".

Az-Zahar si è domandato il senso dell’accordo di Sana’a, siglato domenica tra Fatah e Hamas: "(Fatah, ndr) ha detto che l’iniziativa è da applicare e non da discutere. Allora, supponiamo di averne accettato l’applicazione, chi la deve mettere in pratica? Come? Quale governo? Quello di unità nazionale? Quello attuale? Il governo di Fayyad? A queste domande si può dare una risposta solo attraverso il dialogo".
E ha espresso la disponibilità del suo movimento a discutere con Fatah "in qualsiasi momento": "Abu Mazen (il presidente Abbas, ndr) non verrà da Hamas, almeno fino alla fine dell’anno (quando negli Usa verrà eletto il nuovo presidente, ndr), ma se è pronto a discutere con noi, noi lo siamo con lui e risponderemo a tutti gli interrogativi".

Per quanto riguarda la tregua con Israele, il dirigente di Hamas ha affermato: "Chiediamo una tregua globale e contemporanea: se la vogliono, noi siamo disponibili; se la rifiutano, ci rimangono le nostre armi".

Notizie come questa vengono sistematicamente omesse dalla maggior parte dei media occidentali. I principali osservatori politici, neutrali, internazionali, anche di prestigiose istituzioni universitarie anglosassoni, concordano circa l'opportunità assoluta di dare un'identità di soggetto politico negoziale ad Hamas, dopo la piena democratica legittimazione elettorale. Solo in questo modo, come già avvenuto per esempio in Irlanda del Nord con l'IRA, si potrà permettere l'eliminazione delle frange  di interventismo militare. Il rifiuto sistematico da parte israeliana, con la compiacenza ottusamente interessata o sotto ricatto di una parte di Fatah, è il vero ostacolo ad ogni negoziato di pace che non sia simulacro ipocrita a garanzia della prosecuzione delle attività di aggressione militare israeliana, camuffata male da diritto alla difesa,di prosecuzione di politica di occupazione, aparthaid ed espansione degli insediamenti a definizione territoriale pressocchè irreversibile su cui rimane ben poco di che trattare. L'atteggiamento prudente, omissivo o complice della comunità internazionale permette il mantenimento di questa ingiustizia epocale, paradigma ed esempio per altri crimini verso l'umanità che pervadono il mondo intero.

Abu Andrea 

 

March 24

Poesia per i fratelli palestinesi

Quando la terra non sa di pane

Rosario Amico Roxas


Nell’oscurità del tempo
è stata scritta la nostra condanna,
nera fuliggine dentro uno scorcio di cielo.
I figli di Sem e di Abramo
rivendicano il diritto ad esistere uccidendosi a vicenda,
mentre le parole d’amore
dell’Unico Dio si perdono
nell’inospitale deserto dei valori.
Ci hanno vestiti con gli abiti del perdente,
con la maschera della ferocia, con le ciabatte del burattino,
mentre nel nostro petto c’è la corazza del combattente.
Le reliquie della meschinità, la crudele avidità,
hanno vanificato ogni sforzo, violentando la verità:
Abele si è suicidato.
Il destino dei vinti ha mortificato la nostra volontà,
ma non il nostro diritto di esistere.
Cerchiamo di mettere le briglie alla memoria,
per dimenticare millenni di persecuzioni,
ma tutto torna alla mente con impietosa crudezza,
tutto si ripete con drammatica puntualità.
Naufraghi dentro la pozzanghera degli egoismi,
cerchiamo invano una parola di solidarietà,
una riva amica non venduta al più forte.
La felicità è un’eco lontana che non ci appartiene da secoli;
balenio di speranze, sogni, illusioni,
tragica memoria di tante amarezze senza alcuna gioia,
tante rinunzie e nessuna vittoria.
Scorre dentro il nostro sangue il tempo impietoso,
continua l’inutile ricerca della nostra Patria,
senza un attimo di sosta.
Presagio di una fine che non ha avuto un inizio.
In questa tragica realtà
la nostra terra non sa di pane,
come la nostra casa non sa d’amore.
Morti dentro, cercano ancora di ucciderci.
La Speranza è un sogno da ricchi !
Solo orizzonti offuscati da nuvole gonfie di fiele.
Anche il giorno comincia con il tramonto.
Stiamo arrivando all’ultima goccia nel bicchiere.
Cerchiamo un chiodo per appendervi l’anima.

Hallahu akbar (Dio solo è il più Grande).

"

 

 

Comunicato di MSF

MSF assiste i feriti negli scontri a Gaza City.

03/03/2008

Gaza/Roma, 3 Marzo 2008 – Da ieri, domenica 2 marzo, un team di Medici Senza Frontiere (MSF) composto da due medici e quattro infermieri è stato in grado di riaprire la clinica di MSF a Gaza City e può curare i pazienti feriti negli scontri effettuando anche interventi chirurgici.
Venerdì e sabato è stato impossibile raggiungere la clinica a causa della violenza diffusa. Da ieri la nostra equipe è in grado di assistere i feriti negli scontri e di fornire supporto agli ospedali situati a nord della striscia di Gaza e a Gaza City, sovraffollati a causa del massiccio afflusso di pazienti.

“La situazione è critica”, afferma Duncan Mclean, capo missione di MSF. “Oltre 200 persone sono rimaste ferite nei combattimenti. La maggior parte sono state curate negli ospedali di Beit Hanoun e di Kamal Edwan a nord della striscia di Gaza, dove si sono concentrati gli attacchi, e nell’ospedale di Shifa a Gaza City. Inoltre manca la benzina e sabato le ambulanze non potevano circolare e raggiungere i pazienti. Ieri c’era abbastanza benzina perché le ambulanze potessero essere operative per un altro giorno”.

L’intensità dei combattimenti rende difficili tutti i movimenti. Sembra che alcuni feriti, che vivono lontani dagli ospedali, non siano stati in grado di raggiungere le strutture ospedaliere.“Con il calare dell’intensità dei combattimenti, potrebbero arrivare altri pazienti agli ospedali e ai centri di salute. Siamo dunque pronti a curare un numero importante di feriti”.

Negli ospedali mancano sia medicine e materiale medico. Da venerdì, MSF ha donato medicinali e materiale sanitario agli ospedali di Beit Hanoun e Kamal Edwan per assicurare un adeguato livello di assistenza ai feriti: medicazioni, trasfusioni intravenose, medicine per anestesie, antibiotici e antidolorifici. MSF dispone di uno stock pre emergenze a Gaza City e si sta preparando a effettuare ulteriori donazioni agli ospedali – soprattutto all’ospedale di Shifa – secondo i bisogni identificati.

L’incursione e i bombardamenti di Israele nella striscia di Gaza, in risposta ai lanci di razzi contro Israele, hanno ucciso almeno 90 persone, tra cui molti civili. “La popolazione civile soffre da ambo le parti” afferma Mclean. “Gli israeliani a causa dei razzi lanciati dai palestinesi e la popolazione di Gaza a causa della risposta armata di Israele. La nostra maggiore preoccupazione oggi è la possibilità di accedere alle strutture mediche per tutti i feriti nella striscia di Gaza”.
 

March 17

Anche il diritto all'istruzione negato a Gaza

1 ---- A Gaza l’istruzione soffre tra tensione politica e conflitto
Toni o’Loughlin, Unicef.

Najwa Al Smairi, 11 anni, va a scuola appena a pochi metri dal perimetro sorvegliato di Gaza.
E’ una delle più brillanti studentesse nella sua classe ma teme il fallimento dovuto alla violenza e all’incertezza intorno a lei.
Recentemente Najwa è passata dal quarto al quinto posto nella sua classe e la studiosa undicenne è preoccupata: “Quando parlai con mia sorella lei mi disse di non preoccuparmi, che era normale, ma io sono ancora preoccupata” dice.
I Palestinesi hanno sempre dato molta importanza all’eccellenza dell’istruzione come un investimento nel futuro, lavorando per arrivare alle posizioni più alte nel governo e negli affari.
Ora l’aumento delle tensioni politiche e del conflitto sta avendo effetti devastanti a Gaza, dove i bambini costituiscono più della metà della popolazione.
I bassi livelli d’istruzione sono diventati tipici della scuola di Gaza. Secondo la World Bank, l’80 % degli studenti ha scarsi risultati in matematica, mentre uno sbalorditivo 40 % ha cattivi risultati in arabo, la loro lingua madre.
Far fronte ad una mancanza di aule
Con l’economia di Gaza che si sta arrestando, il futuro dell’istruzione è difficile.
Alla scuola di Najwah, gli insegnanti non possono stampare i test perché la fornitura di carta è minima.
“Noi dovremmo scrivere i test d’esame sulla lavagna e per fare questo ci vuole tempo”. Lo dice un insegnante di inglese, Ahmad Ismari.
Una grande carenza di materiali da costruzione significa anche che Najwah e le sue compagne femmine devono condividere il bagno con i maschi perché non c’è possibilità di costruire un secondo gabinetto.
Per far fronte alla mancanza di spazi scolastici molte scuole fanno due turni più brevi, uno alla mattina ed uno al pomeriggio. Come risultato, il 73% degli studenti di Gaza perde quasi due ore di studio scolastico giornaliero.
Effetti dannosi sull’istruzione
I risultati di una recente inchiesta rilasciata dalla United Nations Reliefs and Works Agency, che gestisce scuole anche in Libano ed in Siria, evidenzia gli effetti dannosi del conflitto e la povertà dell’istruzione a Gaza.
Dall’inizio del blocco israeliano in luglio a Gaza, circa 70000 persone hanno perso il lavoro, portando ad un tasso di disoccupazione più elevato.
Il numero di famiglie che vivono grazie agli aiuti di cibo è circa dell’80 % e le agenzie umanitarie sono preoccupate dal fatto che il numero potrebbe aumentare.
I guadagni famigliari sono compressi poiché vengono spesi totalmente per gli alimenti importati, tra i quali pane e farina.
Quando Najwa frequenta la scuola la sua mente è spesso distratta dalla fame.
Lei dice: “A volte sento di non riuscire a leggere e a seguire l’insegnante”.
Il conflitto tra i militari Israeliani e quelli Palestinesi ostacola le capacità dei bambini di Gaza di imparare. Il signor Ismari dice: “Ogni bambino ha paura. Non possono concentrarsi. Sono veramente distratti”.

Articolo tratto da: http://right2edu.birzeit.edu/news/article507

March 01

La strage degli innocenti

  Gaza - Infopal

L’Associazione per i Diritti del Bambino palestinese ha lanciato alla comunità e alle organizzazioni internazionali per la difesa dell'Infanzia, in particolare all’Unicef, un appello affinché intervengano immediatamente per fermare le crescenti violazioni israeliane sui minori palestinesi in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza.

In un comunicato stampa di cui il corrispondente di Infopal.it ha ricevuto copia, l'associazione ha affermato che "il silenzio sulle violazioni e i massacri israeliani contro i bambini palestinesi indicano una partecipazione complice a questi crimini, che non verrà perdonata dalla Storia".

L’associazione ha invitato le organizzazioni per la tutela dei diritti dei bambini nel mondo arabo ed islamico a muoversi per premere sui governi affinché rompano l’ingiusto assedio imposto alla Striscia di Gaza e mettano fine alle aggressioni israeliane.

Nelle ultime 24 ore, i bombardamenti israeliani hanno ucciso 10 bimbi in diverse zone della Striscia di Gaza.

L’associazione ha aggiunto che l’occupazione israeliana "punisce i bambini mettendo la loro vita in pericolo. Essa viola tutte le regole e gli accordi internazionali sulla tutela dell'Infanzia", e ha sottolineato che, dall’inizio dell’assedio alla Striscia di Gaza, Israele ha vietato l'ingresso di beni di prima necessità e medicine, causando la morte di 37 minori.

Ha inoltre precisato che nella Striscia sono terminate le scorte di alimenti base per i bambini, come il latte e suoi derivati, e i vaccini. Questa situazione devastante in cui Israele, con la complicità dei governi occidentali e arabi, ha gettato un'intera regione, sta producendo effetti disastrosi. In base a una ricerca dell’Unicef e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, i bimbi di Gaza soffrono per la mancanza di Ferro, vitamine A e vitamine B. La mancanza di ferro ha provocato anemia nel 64% dei bambini.

I minori palestinesi sono nel mirino dell'Esercito: vengono uccisi, le loro scuole, case e parchi-gioco sono assaltate. Una vera strage degli innocenti del XXI secolo, negata da tv e giornali, da politici e capi di Stato.

Israele minaccia Olocausto palestinese

PACE IN PALESTINA
Salviamola noi, subito.


di Ali Rashid


 

Tra incursioni dei carri armati e bombardamenti aerei continua da mesi l'offensiva militare israeliana nei territori occupati palestinesi. Il bilancio delle vittime è molto alto, solo negli ultimi due giorni sono caduti nella Striscia di Gaza 27 palestinesi, di cui molti civili, compresi 9 bambini, una di loro di appena cinque mesi. Il numero dei feriti sarebbe il triplo. Mentre sto scrivendo, Al Jazeera parla di un nuovo raid aereo con altre vittime.

Il premier israeliano Olmert minaccia di intensificare gli attacchi come rappresaglia ai lanci dei missili artigianali Qassam da parte di Hamas contro le cittadine israeliane prossime alla Striscia, sottolineando che «nessuno di Hamas, dal più grande al più piccolo, può considerarsi al sicuro». Un missile, infatti, ha sfiorato l'ufficio di Haniyeh, già primo ministro del governo d'unità nazionale.

Nei prossimi giorni, nonostante che settori della società israeliana parlino di «trattare anche con Hamas», assisteremo ad un ulteriore salto qualitativo nelle operazione militari israeliane e non solo contro la Striscia di Gaza. Eventualità che ha indotto Hussein di Giordania a recarsi negli Stati Uniti per parlare del processo di pace con Bush. Di fronte alla morte quotidiana seminata dall'esercito israeliano, con Hamas si sono schierate le altre organizzazioni palestinesi, compreso il braccio militare di Al Fatah. Cosa che rende ancora più difficile la posizione di Abu Mazen che ha condannato più di una volta il lancio dei Qassam da parte di Hamas chiedendone l'immediata cessazione per non fornire a Olmert e al ministro della difesa Barak un pretesto per disimpegnarsi dalle dichiarazioni, assai vaghe, della conferenza di Annapolis. Di più c'è da dire che Olmert ha il bisogno politico di far dimenticare la sconfitta militare subita da Hezbollah nel 2006 in Libano. Si apre una fase delicata che potrebbe allungare la vita del governo Olmert e offrire a Barak la possibilità di presentarsi come l'uomo forte, in grado di risolvere militarmente tutti i problemi d'Israele, come del resto è sempre avvenuto in passato.

La repressione militare non ha risparmiato altre zone come Nablus nel nord della Cisgiordania, dove da mesi non s'erano registrate attività militari dei palestinesi. Addirittura ieri ci sono state altre quattro vittime tra i palestinesi, uccisi a sangue freddo da una pattuglia di soldati israeliani mimetizzati da arabi com'è accaduto spesso nell'Intifada. I caduti fanno parte di Al Fatah, si tratta di giovani che hanno aderito al piano di Abu Mazen e che si erano dissociati dalla resistenza armata. Un atto che viene letto come un schiaffo al presidente palestinese e un ulteriore sfregio alla sua credibilità .

Hamas proprio a partire dal ruolo che gioca come unica forza che ha il controllo di Gaza, avrebbe dovuto essere più responsabile e fare in modo di risparmiare ogni nuova sofferenza inutile al suo popolo. Nella Striscia sotto assedio da lunghi mesi ormai scarseggia tutto. Mancano i medicinali, il cibo, quella poca acqua che c'è non è potabile, manca il carburante e tutti i generi di prima necessità. Per rappresaglia, l'esercito Israeliano ha distrutto tre anni fa la centrale elettrica mettendo a rischio il funzionamento di tutto, dagli ospedali alle centrali di smaltimento dei rifiuti che ormai dipendono dalle forniture di Israele. Gaza ormai è una grande prigione a cielo aperto. Un grande campo di concentramento controllata «al microscopio», giorno e notte, attraverso satelliti e aerei spia. Ad Israele non sfugge nulla e nessuno, e fa delle punizioni collettive a largo o intenso spettro un uso sistematico, senza che nessuno intervenga o dica nulla. Dov'è l'Europa? E dove l'Italia? Nel silenzio della comunità internazionale i palestinesi - e non solo loro - avvertono una grave complicità. A differenza di quanto avviene qui, in quel mondo non molto lontano, in Medio Oriente, centinaia di milioni di persone vedono in diretta attraverso le tv satellitari non uno «spettacolo» ma una sofferenza ormai fuori dalla soglia della narrabilità. Queste immagini quotidiane, che è certo non aiutano il senso d'equilibrio, parlano invece del silenzio e dell'omertà che circondano questa tragedia. Tantopiù che la ferita sempre aperta della Palestina rappresenta il cuore delle altre crisi internazionali, delle altre guerre e missioni militari che l'Occidente conduce - in Iraq, in Afghanistan, in Libano - dopo l'11 settembre.

Si vuole azzerare ogni possibilità di pace? Perché ieri i missili intelligenti dell'aviazione israeliana hanno colpito la clinica Medical Relief, distruggendone anche l'unica ambulanza. Si tratta di una clinica costruita anche grazie ad una campagna di solidarietà sostenuta da il manifesto e promossa dall'Associazione Gazzella, fondata dalla nostra amica Marina Rossanda e da Giancarlo Lannutti. Due compagni dei quali davvero sentiamo tutto il peso della scomparsa per la loro passione per la pace in Palestina. In questi giorni di campagna elettorale dove la questione della pace e della guerra è incredibilmente scomparsa dai programmi dei grandi come dei piccoli partiti. Eppure anche la tragedia della Palestina come la guerra in generale sono diventati il costante strumento politico nel governo del mondo che abbiamo ereditato. Queste crisi dovrebbero ricordarci quanto sia necessaria una forte affermazione della sinistra. E insieme ricordare alla sinistra che l'impegno contro la guerra non è un lusso o un belletto dei programmi, ma un asse costante e rigoroso. Perché allora non apriamo una sottoscrizione in piena campagna elettorale per ricostruire la clinica Medical Relief e riacquistare l'ambulanza distrutta. Così, almeno, la pace contro la guerra potrebbe tornare ad essere utile anche alla nostra campagna elettorale.

dal manifesto

February 28

DEvastante operazione militare israeliana a Gaza

Prosegue da ieri la devastante guerra aerea israeliana contro la Striscia di Gaza: il numero dei palestinesi uccisi è salito a 18, tra cui 4 bambini. I feriti sono numerosi.

A seguito del bombardamento israeliano contro la sede del ministero dell'Interno palestinese, a ovest della città di Gaza, è stato ucciso un neonato e altri 25 cittadini sono rimasti feriti.

Il dott. Mu'awiya Hassanen, direttore del servizio di Pronto soccorso, ha confermato al corrispondente di Infopal.it che il piccolo ammazzato è Mohammad al-Baree: aveva solo 6 mesi.

Hassanen ha aggiunto che i soccorritori non sono riusciti a prestare i primi soccorsi ai feriti a causa della presenza di una bomba di 250 km rimasta inesplosa.

 
February 24

Risoluzione del Parlamento Europeo per Gaza

Il PE chiede nuovamente la fine del blocco a Gaza:

La politica di isolamento e di punizione collettiva è fallita.

 

Strasburgo 21 febbraio 2008

 

Oggi il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che chiede ancora una volta, dopo una precedente risoluzione votata l’11 ottobre 2007, per la fine del blocco israeliano alla Striscia di Gaza.

 

"Ora, l’Unione Europea non ha più scuse –ha dichiarato Luisa Morgantini- Dobbiamo immediatamente intraprendere azioni efficaci per applicare tali risoluzioni e fermare l’illegale e collettiva punizione di civili nella Striscia, dove 98 ammalati palestinesi, compresi 17 bambini, sono già morti a causa della mancanza di medicine e di cure dovuta all’assedio: la delegazione di Membri del Parlamento Europeo che insieme a me ha visitato l’ospedale di Shifa a Gaza, ha visto almeno 30 bambini prematuri tenuti in vita grazie alle incubatrici ma che moriranno se i generatori si fermeranno a causa della mancanza di carburante dovuta al taglio dei rifornimenti e alla chiusura decisi dal Governo Israeliano. Tutto questo è illegale e disumano”.

“La risoluzione votata oggi, chiedendo ad Israele “la fine del blocco, una riapertura controllata dei valichi da e verso Gaza, di garantire la circolazione delle persone e delle merci a Rafah, Karni e agli altri valichi”, afferma inoltre chiaramente che “la politica di isolamento della Striscia di Gaza è fallita sia a livello politico che a livello umanitario”- ha aggiunto Luisa Morgantini. “Ricordando che “la popolazione civile deve essere risparmiata da ogni azione militare e punizione collettiva”, attraverso la risoluzione di oggi, il Parlamento Europeo chiede con urgenza a Israele di “adempiere ai suoi obblighi internazionali, come forza occupante, garantendo un flusso continuo e sufficiente di aiuti umanitari, assistenza umanitaria nonché di merci e servizi essenziali, fra cui carburante e forniture energetiche” e condanna allo stesso tempo la decisione di introdurre un progressivo 5% a settimana nei tagli di rifornimenti di energia elettrica alla Striscia –non sufficiente per i bisogni minimi umanitari. IL PE ha inoltre accolto con favore la petizione di 10 organizzazioni israeliane per i diritti umani contro i tagli di carburante e di elettricità alla Striscia”.

February 17

Denuncia di MSF

Blocco sulla Striscia di Gaza, l’allarme di MSF: a rischio le scorte di farmaci, le sale operatorie e i pronto soccorso.

Il rafforzamento del blocco degli ultimi giorni ha gravemente compromesso l’approvvigionamento della Striscia di Gaza.

23/01/2008

Gaza/Roma, 23 gennaio 2008 - Le equipe di MSF presenti sul posto continuano le loro attività di soccorso ma temono una grave penuria di farmaci, una disfunzione dei servizi ospedalieri e una limitazione nell’accesso alle cure.

In seguito al lancio di razzi palestinesi in direzione di Israele, alle incursioni militari e ai bombardamenti aerei israeliani di rappresaglia che sono seguiti, un severo blocco è stato imposto alla Striscia di Gaza. Il 18 gennaio 2007 tutti i punti di passaggio verso Gaza sono stati chiusi al carburante e alle mercanzie. Da allora i punti sono stati parzialmente riaperti, ma unicamente per quantità limitate di carburante e per alcuni materiali medici essenziali.

MSF continua le sue attività di assistenza psicologica e medico-sociale e di cure post-operatorie. Un progetto pediatrico deve essere aperto il prossimo febbraio nel nord della Striscia di Gaza.

Le equipe mediche di MSF nella Striscia di Gaza, che sono in regolare contatto con gli ospedali, constatano che in questi ultimi giorni le scorte farmaceutiche soffrono di penurie critiche, che le operazioni chirurgiche programmabili non sono ormai più possibili e che i centri di cura di salute di base hanno dovuto ridurre le attività. Uno stock d’urgenza (bende, farmaci e materiale medico) sarà messo a disposizione delle strutture mediche in caso di bisogno.

“A causa della mancanza di elettricità, proprio mentre l’approvvigionamento in combustibile è molto limitato, gli ospedali dipendono sempre più dai generatori di elettricità. È tutta l’offerta di cure che viene colpita e dei servizi vitali – come le sale operatorie, i pronto soccorso e le unità di cure intensive – sono particolarmente minacciati”, spiega Duncan, capo missione di MSF. “I nostri dispensari sono pronti ad affrontare un afflusso di pazienti, sebbene tale numero non rappresenti che una minima parte dei bisogni globali”.

L’attuale chiusura della Striscia di Gaza aggrava ulteriormente una situazione già molto degradata, in particolare nel settore della sanità. MSF è particolarmente preoccupata per le conseguenze del blocco sugli ospedali.

MSF lavora nei territori palestinesi dal 1988.

La delegazione del PE a Gaza

ROTTO L'ASSEDIO DI GAZA: DEPUTATI EUROPEI NELLA STRISCIA IN SOLIDARIETÁ CON LA POPOLAZIONE CIVILE

Gerusalemme, 7 febbraio 2008

 

Una delegazione* di 10 Membri del Parlamento Europeo appartenenti a differenti gruppi politici (sotto la lista dei partecipanti) guidata da Luisa Morgantini, Vice Presidente del PE, ha rotto l'assedio israeliano e si è recata, il 5 febbraio, nella Striscia di Gaza.

Nel corso di una conferenza stampa, i Deputati Europei hanno riaffermato la necessità e l'urgenza di porre fine all'embargo, "illegale punizione collettiva nei confronti della popolazione civile".

La delegazione, che ha visitato l'ospedale di Al Shifa, si è detta sconvolta dalle estreme difficoltà in cui è costretta ad operare la maggiore struttura sanitaria della Striscia dove i malati di cancro, ma non solo,  non dispongono delle medicine necessarie né di cure idonee e almeno trenta bambini nati prematuri, tenuti in vita dalle incubatrici, rischiano di morire se i generatori dovessero fermarsi per la mancanza di gasolio dovuta al taglio dei rifornimenti e alla chiusura decisa dal Governo israeliano. 

Nel corso della missione a Gaza, la delegazione ha anche incontrato molti imprenditori palestinesi che hanno ribadito l'impossibilità di portare avanti le loro attività commerciali a causa del blocco, con conseguenze disastrose sull'economia e sulla quotidianità dei civili: l`80% dei lavoratori sono rimasti disoccupati senza nessuna indennità.  Gli stessi imprenditori, rifiutando l'idea di dover ricorrere ai tunnel del contrabbando, unica possibilità per l'afflusso e la compravendita di merci e beni di ogni tipo a Gaza, hanno  riaffermato la loro volontà e il loro diritto di commerciare liberamente e in modo onesto.

Sempre gli imprenditori hanno ribadito che l'assedio non colpisce il movimento politico e religioso di Hamas, ma ricade pesantemente sulla popolazione civile, come del resto sostengono da tempo i molti intellettuali e attivisti palestinesi incontrati nella sede della Campagna per la fine dell'assedio a Gaza ("End the Siege" campaign; www.end-gaza-siege.ps; end.gaza.siege@gmail.com), tra cui il medico e attivista per i diritti umani Eyad Sarraj, tra i promotori della manifestazione nella Giornata Internazionale per la fine dell'assedio, lo scorso 26 gennaio, tenutasi contemporaneamente nella Striscia, al valico di Eretz da parte dei pacifisti israeliani e in tutto il mondo.

Le varie organizzazioni che hanno aderito alla campagna e le molte associazioni di donne di Gaza, incontrando i Deputati Europei hanno riaffermato il bisogno di indipendenza, libertà e pace per i Palestinesi, hanno chiesto la fine dell'embargo così come il diritto alla sicurezza per tutti i civili, sia israeliani che palestinesi, e hanno affermato  che "non è la popolazione di Gaza che lancia i razzi Qassam su Sderot, ma solo gruppi di palestinesi estremisti che sono da condannare così come le stragi di civili a Gaza e in Cisgiordania a causa dei raid Israeliani che sono invece compiuti da un esercito  di occupazione militare'"

I MEPs nella conferenza stampa trasmessa dalle maggiori televisioni arabe,  esprimendo la loro solidarietà hanno dichiarato  "di essere  profondamente colpiti dalla dignità e dalla resistenza della popolazione palestinese e si augurano che le forze politiche palestinesi possano trovare l’unità affinché Gaza e la Cisgiordania non siano separate".

I MEPs hanno chiesto inoltre che si intervenga subito per impedire il disastro ecologico nell’area di Beitlaya, che il confine di Rafah e tutti i valichi di Gaza vengano riaperti consentendo la libertà di movimento per le persone e le merci; che si esca immediatamente dalla spirale violenta di azione-reazione; che si facciano atti concreti per la ripresa dei negoziati di pace che prevedano il blocco di tutti gli insediamenti  israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, la fine dell'occupazione militare e la creazione di uno Stato Palestinese libero e sovrano, basato sui confini del 67  in coesistenza con quello di Israele.

La delegazione chiede anche con urgenza un intervento della Comunità Internazionale affinché agisca concretamente per la liberazione dei prigionieri politici e dei parlamentari arrestati, per migliorare le condizioni di vita sull'intero territorio occupato palestinese, in particolare a Gaza, e pretenda da Israele la dimostrazione concreta di una volontà di pace che finora non c'è stata e anzi viene smentita ogni giorno dai raid, dai check point, dai blocchi stradali, dal muro, dalle chiusure non solo a Gaza ma anche in tutta la West Bank, come a Hebron -che la delegazione ha visitato il 4 febbraio- una città fantasma, occupata da centinaia e centinaia di soldati in difesa di 400 fanatici setllers israeliani.

Durante la missione di osservazione dal 2 al 7 febbraio, i Deputati Europei insieme a 8 funzionari, assistenti e alcuni giornalisti hanno anche visitato la città di Sderot  in Israele, colpita quotidianamente dai razzi Qassam, portando la propria solidarietà alla popolazione civile ed hanno incontrato tra gli altri Zvi Shuldiner, direttore di un dipartimento del Collegio Safir e attivista per la pace.

La delegazione ha inoltre incontrato: il Primo Ministro Palestinese Salam Fayad, il Ministro per i Prigionieri Politici Palestinesi Ashraf al- Ajami, i membri del Consiglio Legislativo Palestinese dei diversi partiti politici  -Fatah, Al Mubadarah, Terza via, Partito del Popolo, Fronte Popolare, indipendenti e della lista Cambiamento e riforme (Hamas)- alcuni Membri della Knesset -Partito di Kadima e Laburista-  il Generale Pietro Pistolese, Capo missione EUBAM a Rafah, rappresentanti degli uffici dell'Unione Europea e dell'UNRWA, ma anche organizzazioni per la pace e per i diritti umani della società civile israeliana e palestinese.